22.9.09
Happy birthday
La boa arriva, e la si circumnaviga, con le prime rughette e con un po' di ciccia sui fianchi, coi capelli sfibrati e le analisi del sangue che vanno bene, sì, ma potrebbero andare leggermente meglio.
Oggi sono venticinque candeline, non quaranta, ma sono strane, un po' si sentono.
Il quarto di secolo arriva dopo due anni duri, che forse non erano adatti ai numeri da scrivere sui moduli anagrafici, che mi hanno mostrato come la vita possa essere lunga e piena di coraggio come..breve e piena di coraggio.
Che mi hanno mostrato che se c'è una cosa che dovrò coltivare, è il coraggio.
Che a volte,e meglio che me lo scrivo così me lo ricordo bene, l'unica cosa da fare è non pensare, andare via, uscire, lottare contro i piccoli cerchi concentrici della mente.
Il giochetto del mulinello ha funzionato da bambina ma con gli anni iniziava a diventare un vestito sempre più stretto...e oggi forse è ora di toglierselo.
Un bottone ogni mese.
Un passo in più.
L'età della ragione, dicono, sembra essere arrivata.
E allora che porti la Ragione..che non è una sottospecie di macabro mantello emo, ma è la coscienza che molto di quello che succede cambia quando si cambia la prospettiva dal quale si guarda.
E' la consapevolezza che a volte si è sommersi dalle sensazioni, dalle emozioni, a volte sembra di non riuscire più a respirare ma se si continua, lentamente e testardamente, ad andare avanti, presto -prima di quanto ci si immagini mai- ci si trova fuori dalla tempesta e dall'emozione che soffoca,tornando finalmente a respirare.
La sicurezza dolce e tiepida che qualcuno ci sarà sempre ad ascoltarti, e forse non sarà chi pensavi o forse sarà proprio l'unico porto sicuro che è nascosto nella tua memoria..ma qualcuno ci sarà, una mano a stringerti e un paio di braccia per tenerti in piedi e urlare, nel caso sia necessario.
L'equilibrio delicato tra chiedere e arrangiarsi, tra osare e disciplinarsi, tra l'ottimismo e il realismo, bandendo ogni genere di tragicommedia preconcetta: questo è quello che ho bisogno di costruire prima che arrivi il ventiseiesimo anno.
Cosa mi aspetterà nel ventiseiesimo anno è inutile pensarlo ora: ho davanti questo.
E a prescindere da tutto ciò che mi riserverà la vita, cercherò di usarlo al meglio, sono determinata a farlo.
Troppe difficoltà ultimamente: mi auguro che finalmente torni un bel sereno stabile, con un lieve venticello.
E quando, e se il vento tirerà più forte, cercherò di volare come un aquilone.
Tanti auguri a me.
16.7.09
Requiem per una montatura.
Giri come una scema per le ultime strade dove li hai visti.
Ti convinci che sono lì, da qualche parte.
Chiami il call center di tutti i mezzi di trasporto presi, confidando nella buona sorte e in un'inatteso ritrovamento.
Perdere gli occhiali, i primi, quelli dei diciott'anni.
Che hanno visto non il primo bacio ma il primo bacio d'amore.
Che sono stati appoggiati sul comodino, prima delle carezze acerbe sul quel letto.
Così simili ai suoi, che li confondevamo.
Quelli del messaggio "anche con gli occhiali sarai sempre bellissima".
Quelli dei concerti, e quelli del "ricordati di pulire gli occhiali quando piangi".
Gli occhiali che iniziavano a dare segni di vecchiaia, una lente qui, una lente là, ogni tanto, scappavano dalla montatura blu, regolare, rettangolare, leggerissima.
Occhiali invisibili per una ragazza classica e altrettanto invisibile.
Giro per casa credendo di trovarli sul comodino, o sul piano del lavello in bagno. Mi tocco il viso e penso "dove li ho messi".
Li ho persi, per caso, aiutando una signora che, per l'ironia della sorte, era cieca.
Non posso vivere senza occhiali: il lutto necessariamente dovrà essere breve.
Che è un po' come il lutto per una persona; di quelli che non ci pensi, che non c'è più, e ancora telefoni a natale per gli auguri, e quando non risponde nessuno pensi "dev'essere andato in vacanza".
Un ottico buono e paterno mi consigliò un altro paio..ma per fare in fretta, la montatura andava scelta lì, sul momento.
Tra tutti un paio simile al vecchio, ma lievemente più scomodo, blu e poco impegnativo.
E un paio comodissimo, leggero e rosato, un tantino più simpatico e sicuramente calzante.
Vada per il rosa.
Che tanto non ci saranno più occhiali come i vecchi.
E tanto non ha senso cercare di mantenere la stessa minestra.
Osare in qualcosa di innocuo, si può: vada per una montatura degli occhiali.
E se mai mi dimenticherò di quelli che ho portato per 2.390 giorni della mia vita.
Duemilatrecentonovanta.
Non son quisquilie.
C'è un'eternità, una laurea, qualche amore andato a male, qualche vacanza, un paio di viaggi oltre confine.
Ma probabilmente nei prossimi, ci sarà altra vita, che si disporrà in bell'ordine sopra di loro, come zucchero filato.
Chissà se imparerò a riconoscere la mia faccia anche contornata di rosa.
25.5.09
XX
E' la forza delle madri, delle mani che lavorano la pasta della pizza.
E' la forza del dito medio con il callo dovuto a quella penna stretta troppo a lungo.
E' il gesto sicuro e morbido di raccogliersi i capelli, di sbattere le ciglia dopo il mascara.
E' il trucco che nasconde le pene più severe.
E' la madre che riesce a lasciare il figlio andare, la donna innamorata che lascia libero il suo amore, è la donna che ha studiato e sbatte le mani sulla scrivania di un grasso arrogante capufficio.
E' la bambina che si asciuga gli occhi dopo che papà l'ha picchiata ancora, quella che con le mani accarezza il ventre che per qualcuno è troppo piatto e per altri troppo tondo.
E' la sorella che accarezza i vestiti, la nonna che accarezza i nipoti, la combattente col volto coperto e gli occhi lucenti.
E' tutto qui il segreto che fa in modo che il mondo continui, inquinato dal potere e dall'avidità, inquinato da persone questionabili, ma che continua a spingersi, finchè una donna avrà la forza di rialzarsi.
10.5.09
Growing up
Volevo scrivere di quel che ho visto, di quel che ho pensato, dell'orologio e dei suoi polsi.
Invece mi accorgo che l'unica cosa importante è stato come io sia rimasta seduta e pacifica tra la mia nemesi e il mio tormento, accorgendomi che, più o meno, posso affrontarli.
Adulta, forse.
Forse un po' -poco- alla volta, mi ci sto davvero avvicinando.
9.4.09
Varchi spaziotemporali
Nell'armadio, uno scatolone vecchio, colmo di scritte.
Me le ricordo tutte: era estate, credo giugno, la mia migliore amica era venuta a casa mia per stare un po' di tempo con me.
Ci annoiavamo, lei ha preso dei pennarelli e ha iniziato a pasticciare con nomi di cantanti, soprannomi di cantanti, pseudocontratti "Io accetto di regalare la mia collezione di figurine a:_______" (sì, collezionavamo figurine).
La maggiore età era lontana, lontanissima, e sul quaderno ad anelli si scriveva la prima declinazione.
Tanti poster, tante lettere: una lettera di un amico scomparso ormai quasi da dieci anni.
Il tempo corre.
E' strano come oggi io senta ancora quella mia amica, miracoli di internet, di facebook, dopo anni di silenzio.
E' strano non volerli buttare tutti, i poster: sono una parte di vita.
Ed è strano e forse illuminante un post it:
"Alessandro osa sfidare il suo maestro e andare oltre, sognando un mondo migliore."
Forse era una versione di greco, forse no, ma in ogni caso, è una cosa che mi servirà.
5.4.09
Sola
a star da soli, si sta bene.
Non isolati sulla torre d'avorio, ma vivere soli, seguendo i propri tempi, il ritmo cadenzato di sonno-veglia-fame-lavoro-riposo.
Senza nessuno intorno se non quando si decide...senza sentire rumore, se non quando si decide.
Un cd vecchio mentre si lavano i piatti alle undici del mattino, cantare in playback e ridere da sola, prima di svaccarsi sul letto a organizzare per il pomeriggio.
Niente di meglio che stare da soli, sebbene purtroppo mi tocchi farlo per poco tempo alla volta.
31.12.08
...and a happy new year
Non solo.
L'anno scorso a quest'ora mi aspettavo qualcosa di grande.
Di rivoluzionario, di incendiario, di incredibile.
Qualcosa come mille spari di cannone in una volta sola, con delle enormi bombe di coriandoli, qualcosa come un orgasmo, qualcosa come entrare in una stanza e vedere una torta cioccolato e pere a sette piani.
Qualcosa come l'amore.
Nulla, proprio nulla è andato come credevo.
Non ho avuto il su e giù dell'ottovolante, non ho flirtato a destra e a manca.
Mi sono innamorata, quello sì.
Ma nessuno mi aveva detto che il mio cuore sarebbe andato in mille pezzi..proprio come mi auguravo che non sarebbe successo.
Il 2007 è stato tutto lavoro, il 2008 è stato puro struggimento emotivo, melodrammatico.
Augurarsi un 2009 bilanciato, è un po' come prendersi in giro, a questo punto.
Anche quest'anno, niente Paolo Fox, niente, per favore, basta.
Che è vero che a agosto le vergini si sarebbero accoppiate, l'anno scorso, ma la Volpe televisiva si è dimenticata di dire quali. Quante.
Perchè noi rimaste a piedi le abbiamo guardate fregarci, come si guarda quello prima di te nella coda, in pasticceria, fregare l'ultimo bignè alla crema.
Bene, con oggi diamo l'addio a quest'anno bisesto, funesto, sconvolgente, a tratti allucinante.
Ai pugni nello stomaco che non ha lesinato, alle notti di fervida preghiera -e credetemi che se sono arrivata a tanto, il motivo era Assoluto, molto più che valido-, alle notti in cui ti accorgi che la fervida preghiera, semplicemente, non funziona come avresti infantilmente desiderato.
Addio, anzi, arrivederci anche ai tuoi occhi scuri, che oggi sorrideranno in un paio di occhi verdi,e non nei miei, troppo azzurri.
Addio invece, e non arrivederci, alla speranza di poterti stare accanto come avrei potuto, come avrei voluto, con tutti i condizionali del caso e blablablabla.
Le previsioni sono impossibili.
Davanti a me è possibile che si stagli la bellezza dell'oceano o qualcosa di molto, molto, molto più scuro ed angusto.
Magari tutti e due, chi lo sa.
Forse ne uscirò a testa alta, forse piegata, forse sola, forse tenendo qualcosa stretto in mano.
Staremo a vedere.
Buon anno, bloggers
22.11.08
Crescere, parte prima.
- Sì, lo faccio ancora. Ma adesso lo faccio per me. E per nessun altro. Nessun rito magico, nessun pensiero che corre... quelli corrono tranquillamente il mattino, il pomeriggio, la sera. Nel mio bagno, ci sono soltanto io. Adesso i fantasmi aspettano fuori.
- Quando mi sono accorta che il ragazzo che avevo davanti, e i suoi grandi occhi verdi e le manone di chi sfiora il metro e novantacinque era di una DECADE dopo la mia, mi sono sentita mancare. Millenovecentonovanta, novanta, capito?e sessualmente appetibile. brividi.
- Quando nello stesso giorno senti di un funerale e di un matrimonio, come se fossero cose assolutamente normali (ma dieci anni fa non moriva nessuno...e non si sposava nessuno...e stavamo tutti così bene, innamorati di nessuno, o di un poster..)
- Quando impari a fare il bucato e arrivi in università in ritardo, con le dita ruvide dal detersivo e dallo strizzare i panni prima di metterli a stendere, capisci che qualcosa è cambiato. Irrimediabilmente.
17.11.08
Perfect day
Che ci sono giorni che partono bene, e finiscono altrettanto bene, e sono bellissimi in mezzo.
Come colazione cafferino al ginseng e torta di mele, residuo di una festa di compleanno; si saltella per la casa con le calze a righe, si va in bagno e si cerca lo spazzolino e la matita per gli occhi nello stesso momento.
Il treno tarda ad arrivare, ma il ritardo è minimo comunque, e dopo settimane di pioggia, splende il sole.
Sono le dieci di mattino, il centro di Milano è deserto, a parte tre o quattro ragazzetti che hanno bigiato e che mi fan sentire ringiovanita.
Un'amica che non vedevo da molto, destinazione shopping, perchè a volte ci vuole...e se di solito si torna a casa a mani vuote, stavolta faticavamo a tenere i sacchettini in mano.
Una pizza veloce, che ci vuole... evitano di darci il solito posto vicino allo sgabuzzino, stavolta è un bel tavolino con tre sedie, una per le borse, l'attaccapanni e una vetrata luminosissima, dalla quale entra il sole e si intravede la madonnina, che sorride e fa ciao.
Uomini, futilità, psicologia e famiglia, televisione..tutto passa mentre addentiamo la pizza, e in un giorno così, non si poteva che ordinare la più buona in assoluto: due euro in più valgon bene la soddisfazione della sensazione della perfezione.
L'ho finita tutta, la pizza, e non abbiamo mai mancato di dire un grazie luminoso e pieno alla cameriera, regalandole il sorriso e la pazienza di chi ha tutto il tempo del mondo e si trova a casa, indipendentemente da dove è seduta.
Il tempo non manca, non oggi: due passi, le chiacchere futili rotolano come neve e si moltiplicano, ma ci vuole, dopo il suo lutto, durante la mia tensione, dopo la sua paura e mentre cerco di rialzarmi dagli ultimi colpi della vita.
Il sole splende, ma il lavoro non manca, e non ho voglia di tornare a casa e sentirmi in colpa.
Grazie a un poeta matto e etilico, riesco a trovare spazio in biblioteca, regalandogli quel po' di sole della mattinata e poi infilandomi a fare il mio dovere.
Canticchio sulla via di casa, e decido che è giusto condividere, perchè il buonumore è una medicina, è la migliore medicina: salgo da nonna, la distraggo, controllo che stia bene e poi vado a casa.
Un salto in biblioteca, poi il suono del telefono mentre la chiave gira nel portone, e tante, belle chiacchere con Carissima Amica.
Lo spezzatino di ieri scaldato ha ancora il sapore gustoso di quando era appena stato cucinato...e ora basta.
Ora si riposa.
Che giornate così, o sei il signor Bonaventura, o è un dovere gustartele fino in fondo, come quando finito il ghiacciolo lecchi anche lo stecchetto.
Domani è un altro giorno, si vedrà..
22.10.08
Dignità
Di rendere onorevole anche il dolore, e anche la frustrazione e il dispiacere.
Perchè anche se lo si legge nei tuoi occhioni, tu non ti puoi fermare. E allora non ti fermi, ringrazi tanto ma ti metti in disparte.
Non posso nascondere il peso.
Ma posso portarlo con dignità.
19.10.08
Lo sfogatoio
Nel senso di sentito tutto.
Al di là che una canzone d'amore di quelle lacrimose, dove c'è la parola rigore ultimamente mi crea degli scompensi.
Ho iniziato a cedere a "spero senza rancore che le tue paure siano pure", vedendo gli occhi e il sorriso ingenuo e pulito, che tanto "io son morto e nessuno se n'è accorto".
Ieri sera poi, incrociare il Lampadina, e rendermi conto che è invecchiato male, e chissà cos'avrà pensato lui stringendomi la mano.
Quanto tempo, mi ha detto.
Io ho annuito e il Quasifratello mi si è stretto addosso, secondo me aveva paura che mi sbriciolassi tipo vampiro al sole, ma non è andata così, mi veniva fin da ridere.
E io ho pensato alla biblioteca di quartiere e le mie mani nervose, gli occhiali sporchi di lacrime e lui che mi spiega per la prima volta, abbondantemente maggiorenne, come si fa ad accendere una sigaretta.
Perchè prima chi me le accendeva era (è?) il suo peggior nemico.
Non gli ho chiesto niente, non voglio sapere.
Se le cose accadono al momento giusto, io non le forzo, non ho più voglia.
Ho voglia di riflettere ed uscire, in un ritmo di chiusura ed apertura col quale muovermi in bilico, col quale stupirmi anche di un film demenziale e col quale non prendermela se passo la domenica a casa col raffreddore.
27.9.08
Sempre sia lodata
Vi linko questo post riguardo a un libro -che ho letto, tra l'altro- e che vi spiega un pochino di cosa si tratta.
Provare per credere, e io credo eccome, sentendomi -in questo caso sì- una miracolata.
Il reclutamento.
Sconcertante è la strategia di reclutamento, che punta soprattutto sugli adolescenti e sugli studenti: vengono letteralmente scelti a loro insaputa tra le famiglie dell’alta borghesia e tra i figli di professionisti, e attirati verso l’Opus Dei attraverso associazioni culturali, club e scuole che, pur manifestandosi come enti di carattere religioso, nascondono qualsiasi legame con l’Opus Dei stessa.
Ogni membro numerario è assillato dal dovere di fare proselitismo (hanno addirittura obiettivi mensili o annuali), al punto che qualsiasi amicizia o frequentazione con persone esterne alla setta viene ostacolata se non è una potenziale “conversione”. Per questo le tecniche di reclutamento sono d’assalto e tese ad accerchiare e isolare la vittima.
Il giovane accalappiato diviene oggetto di love bombing, gli si fa credere che all’interno dell’Opus Dei, e con l’appoggio di essa, potrà realizzare i propri progetti universitari e professionali (cosa non vera, siccome l’Opus Dei gestisce arbitrariamente il percorso di studi dei membri a seconda delle sue esigenze), mentre gli vengono inizialmente celati o sminuiti i doveri dei membri numerari (compresi la mortificazione corporale e i voti di povertà, castità e obbedienza) e l’osservanza di restrizioni assurde (come quella sulle letture, di cui scrivo più avanti).
Non essendo possibile un’adesione formale alla setta prima del diciottesimo anno di età, agli adolescenti viene conferito una sorta di status di “aspirante”, già a quattordici anni, che però si risolve in breve nello stesso insieme di doveri e restrizioni di un qualsiasi membro numerario.
22.9.08
Happy birthday to you
Ci sono civiltà dove non si sa il giorno in cui si è venuti al mondo ma tutti ricordano la prima volta che si è ucciso un montone, fatto l'amore, andati a caccia.
Quest'anno, quest'oggi, è il mio compleanno.
Sono 24, tra alti e bassi, in un procedere che chiamerei sproporzionato e altalenante.
E' stasera che sono stata con gli occhi fissi sulla mia nemesi, evitando accuratamente i suoi, che ogni tanto sentivo addosso, e lasciavo rimbalzare.
Stanotte ho lasciato che un caro amico mi prendesse per mano e mi stesse vicino per davvero.
Ho bevuto dalla bottiglia e ho pensato che adesso inizia qualcosa di nuovo.
E che questo dipende solo e soltanto da me.
La mia felicità è nel percorso che io posso seguire, e non sono più una bambina, ho in mano le possibilità e ora ho il dovere di farlo.
Di non scappare.
Di guardare, alzare il calice, mangiare la torta e lasciarmi abbracciare.
E tanti auguri di buon compleanno.
Ho stabilito il mio record di resistenza alla vita
e stranamente mi sento leggera...
20.9.08
All'improvviso due sconosciute
Io andavo alle elementari.
Io sono vecchia.
Le veline sono appena maggiorenni.
Signora mia, il tempo corre, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio.
E io mi appresto, molto presto, a invecchiare ancora un po'.
24.8.08
Piani temporali
Dovrei, ma non lo farò.
Semplicemente è la vita, che a volte ti porta lontano dalle cose, che a volte ti dice qual è l'ora dell'esame e non ci sono sessioni successive.
Ci sono state notti d'estate in cui lasciavo a un fascista il compito di scegliermi il cocktail, e mai come in quelle sere finivo brilla a barcollare in riva al mare, fino a parlare fitto sotto casa, e alle tre beccarsi il classico secchio d'acqua in testa, e allora, bagnati, darsi la buonanotte con la paura di sentirsi così opposti e così vicini.
Essere minorenne è una sensazione che ultimamente mi manca, vedere i volti più giovani dei miei parenti, l'emozione quando ti metti il rossetto la prima volta e poi percorri la strada vicino al Muretto con i tacchi vertiginosi, che non sai se è l'altezza o l'emozione a farti sentire quel nodo in gola.
Ci sono stati notti in tenda, svegliarsi e mettere su il caffè intercettando persone in pigiama, e fare la coda per la doccia avvolta nell'accappatoio, rispondendo ai cori e lavandosi a fianco dei propri compagni di vacanza, facendo il classico casino da italiani e andandone incoscientemente fieri.
Ci sono stati giorni di pace, con i miei genitori su per le montagne, e ultimamente anche giorni di dolore, spaventandosi quando capitava di specchiare la propria paura nella paura del proprio padre, e rischiando di lasciarsi trascinare nel delirio, quando, perdonate la citazione tristissima, la vita è adesso.
Ed allora è adesso che ho preparato la valigia e vado al mare, quel mare che cantava Luca Carboni quando avevo otto anni, che mi ricordo ancora al Festivalbar.
Nella mia testa il prima e il dopo si amalgamano, e il futuro si insinua, vischioso, ma non lo voglio guardare.
Voglio ricordarmi a sei anni a ballare la samba sulle scale di casa per scendere e raccogliere il calzino che mia mamma aveva fatto cadere dal balcone, planato dolcemente nel cortile interno.
Voglio ricordare l'infanzia alla sala giochi, i gettoni religiosamente conservati in un porcellino di stoffa, tre a sera, che se no diventi matta.
Voglio ricordare gli occhi chiari di Sox e l'accento tedesco del biondino che mi ha fatto girare la testa a quattordici anni.
Voglio ricordare la sua fidanzata, e la sua mamma che da qualche anno non c'è più.
E provare a canticchiare ancora per le strade come quando meno di un anno fa scendevo dall'appartamentino a Barcellona e andavo a prendere il pane parlando spagnolo.
Che la vita è adesso, e hanno ragione tutti i grandi saggi che, tra i dubbi che ci stringono ai lati, non fanno altro che viverla.
1.8.08
Please
E io che penso non sa nemmeno la metà di quel che sta capitando.
L'infermiera con le scarpe lucide rosse, tacco nove, che male non ne ho sentito, e il cane che sull'altro braccio mi ha lasciato i lividi di una eroinomane.
La tensione, sulla macchina, canticchiando gli Smiths e cercando di non drammatizzare, nemmeno quando la sala d'aspetto è disseminata di pastiglioni bianchi lasciati da chissà chi.
Please please please let me get what I want this time.
Canticchiavo, guardavo fuori, e non parlavo con mio padre.
Canticchiavo una preghiera, e mi accorgevo che solo una cosa al mondo avrei desiderato più della mia salute, ed è una cosa che non posso ottenere perchè, mi è stato detto, Dio non mercanteggia.
Comunque please, please, please.
Stasera no, dopo che mi hanno detto che il pericolo era scampato sono stata bene, ma dopo qualche ora ero normale.
Mi vestivo per uscire e pensavo a quando è preziosa la vita, la salute, tutto quello che si crede scontato eccetera eccetera..però ecco, pensavo, sono molto meno emotiva di come mi sarei immaginata. Giusto un sorrisone, e basta. Sono normale...
Quasi normale.
In macchina please please please è stato sufficiente per farmi scoppiare a piangere a dirotto al semaforo di piazzale Loreto.
Bene così: sono umana,sicuramente iperemotiva,ma imparo da quel che accade.
29.7.08
Gentlemen
Gratuitamente, tra l'altro, perchè nessuno -mamma esclusa- conosce un motivo di sottile preoccupazione che ho scoperto oggi e che per qualche settimana non mi abbandonerà.
Grazie proprio perchè non sapete, e mi fate sentire importante, ricordata, apprezzata.
E non è davvero una sensazione da tutti i giorni, e stride da matti con una serie di altre sensazioni che provo.
Mi fa sorridere un po', ed è assolutamente prezioso.
26.7.08
Un motivo per farlo
Compatibilmente con la propria morale, s'intende.
21.7.08
Back it up
Nello stesso tempo oggi il mio pc è stato infestato da un virus e sono stata costretta, forse un po' istintivamente (ma dopo il decimo tentativo non dico di funzionamento, ma di avvio), a formattarlo.
Mi manca il mio passato più vicino e dormo insieme al mio passato più lontano.
Ho radici, foglie, mancano i rami.
Il back up più recente che ho fatto è datato gennaio 2007.
Qualche foto di amici è in un dvd, i miei scritti no, ma non erano poi così tanti, e non erano poi tanto importanti.
In fondo la tesi, per ricordo, è in triplice copia tutt'altro che virtuale..
Non so, qualcosa me lo fa prendere come un messaggio zen.
Erase and rewind, che tanto le cose importanti, ce le si ricorda benissimo anche senza il file nella cartella documenti.
30.6.08
La cognizione del dolore
(Funzioni primarie)
Sono entrata nella saletta fumosa al braccio di un'architetto con tacchi a spillo e minigonna rosa fosforescente. A braccio, perchè lei non riusciva più a camminarci.
Sapevo di andare a guardare un concerto, almeno, era quello l'invito ed era quella l'intenzione che ho pubblicamente sbandierato.
In realtà volevo andare a vedere due persone.
Fratelli.
Orfani, da poco più di un anno.
Non avevano ancora iniziato a suonare, il più giovane e conosciuto si è avvicinato, ha salutato, è scomparso nel bagno, mentre l'architetto considerava attentamente la lista delle consumazioni dall'alto di una carta di credito gonfia tre volte la mia.
Al mio tavolo, persone amate e meno amate. Una che addosso porta ancora le ruggini dei suoi errori e forse anche qualche lieve rimorso per il modo in cui mi ha trattato, ma l'amore rende ciechi, e io ho perdonato qualche anno fa.
Ordino un thè freddo al limone, cerco di sviare i sorrisi.
Tutto bene?
Certamente.
Lei non si fida, mi guarda un po' di più e mi lancia un bacio dall'altro capo del tavolo.
Scusami se non mi faccio sentire, un esame enorme in cinque giorni...
Ci sentiremo più avanti, non c'è problema, sto cercando già così di rimettere assieme i pezzi, e parte del mio studio passa attraverso l'osservazione di chi ce l'ha fatta prima di me, per cose forse peggiori.
Dopo un po' di tempo e cantanti svizzeri, salgono sul palco loro. Attaccano, e suonano.
Il piccolo, il chitarrista, porta gli occhiali da sole in una stanza buia e umida. Una protezione? Un vezzo da rockstar? Ricordo che quando successe, pensò di mollare tutto, e furono le persone al tavolo con me a dargli la forza.
Ricordo che quando successe, la mia amica scoppiò a piangere, e fu lui a consolarla. Come si fa, dico io, ad essere così forti?
Il grande suona il basso, chiude gli occhi nei momenti di musica più intensa. Ha i capelli un po' lunghi, gli occhi lucidi di caldo e sudore, vestiti semplici e forse un po' di pancetta.
Guardo lui perchè lui è il mio vero obiettivo.
Lui che il giorno della disgrazia era lì, lui che l'ha permessa, che non l'ha fermata, che era l'unico in casa e che si porta dietro il peso di non avere insistito un po' di più.
Come si porta il peso di non aver insistito un po' di più?
Il bassista sorride, si muove a tempo, fa lo stupido.
Faccio un calcolo mentale, e penso che in un anno e mezzo si è ripreso bene.
Lo fisso di più, non riesco a immaginarlo piangere.
Nemmeno se sposto la sua immagine in una stanza chiara come sono quelle delle case al mare, che immagino coi muri bianchi e i divani azzurro chiaro.
Cosa avrà pensato, avrà fatto qualcosa?
Lui ha visto il cadavere di suo padre. E' stato il primo in assoluto, e ci deve essere stato anche per un bel pò di tempo.
Adesso sorride a una francesina, beve birra e sembra sereno.
Forse è vero che gli esseri umani hanno più risorse di quelle che si pensa...
A furia di fissarlo, mi accorgo che è carino. molto carino.
Sento una sorta di comunione d'anime, non gli ho mai parlato in vita mia, e so che se fossimo in una situazione anche solo lievemente più diversa, e se soltanto me ne desse l'occasione, forse gli direi tutto.
Dopo mezzanotte un francese canta happy birthday to you, e mi accorgo che si rivolge a lui: applausi, baci abbracci e via dicendo.
Riesco a fargli i miei auguri, sorride.
Io sorrido.
Accadrà presto un nuovo incontro, casualissimo, e proverò ancora a carpire il suo segreto, quello della fenice che si rialza, che vive dalle ceneri e che forse, alla fine, riesce a volare; sperando con questo di trovare i modi, i sentieri e i mezzi, di rialzarmi e asciugarmi la fronte nel lungo percorso che ho davanti.
che qualcosa ci punisce
arriva un investigatore e ci deduce l'anima
la nostra cognizione del dolore illumina
(Colombo)