Visualizzazione post con etichetta attenzione-concentrazione.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attenzione-concentrazione.. Mostra tutti i post

3.11.09

Per NON dimenticare

Evviva i blog.
Evviva la scrittura libera, su internet, evviva il fatto che tutti la leggano.
Perchè ieri, signori, mi è morto il computer.
Morto definitivamente, la testina dell'HD è partita, e con lei 250 GB di ricordi, di fotografie, di piccoli scritti, di momenti dolci e momenti tristissimi.
L'HD è partito e con lui 2 anni di vita, circa.
Quanto valgono, due anni di vita?
800 euro? Perchè è questo quanto mi chiederebbero.
E non è assolutamente poco.
Le foto le chiederò agli amici, le cose che ho scritto, quelle no: però resta il blog a ricordarmi chi ero e chi sono stata.
Lunga vita al blog.
Lunga vita a google e alla possibilità di mettere i file su di esso.
E lunga vita pure a Nero burning Room, che magari, dico solo magari, mi permetterà di fare spietta dentro un vecchio file di backup.
Data:
Gennaio 2007...

2.8.09

Yes.. we have to.

Me lo scrivo qui, così me lo ricordo.
E me lo devo ricordare, visto che per come sono fatta, i momenti di lucida costruttività si perdono come lacrime nella pioggia.
Quando capisco davvero la vera natura delle cose, quando mi rendo conto che queste vanno come devono andare, e basta; quando vedo la sottile linea rossa che collega tutto in un inverosimile "migliore dei mondi possibili"....ecco. Quando capita, generalmente mi siedo e aspetto che passi.

Quest'anno il tempo che dedicheremo all'Overlook Hotel sarà straordinariamente poco, e probabilmente straordinariamente ricco di visite, se tutto va come previsto.
Quest'anno più del solito sento il tempo come sabbia tra le dita, che sfugge, e il tempo con la mia famiglia più di tutto.
Mia nonna è la padrona di casa: è lì da prima che venissi io, da prima che arrivasse mia madre, quando ancora papà giocava a ping pong coi cugini giù in paese; è la regina di casa.
Mia nonna è tutt'ora una donna forte e coraggiosa, ma resta una donna anziana, che può accogliere davvero ogni nuovo giorno come un miracolo.
L'Overlook Hotel è il luogo dove quel che non accade mai accade: lo svuotamento, il rilassamento, la protezione affettuosa della famiglia.
Il mio caricabatterie, ma non quello di tutti: i quali, appunto, devono caricarle a me (circa).
Mamma ha preso una sbandata per il mare: un posticino in un'ansa della Liguria, colmo di vecchietti arzilli e supermercati discount.
Molti i vantaggi per lei: non deve sottostare alla Suocera, può dormire con suo marito, lo iodio la rende serena, non le serve la macchina per procacciarsi il cibo.
Inoltre è completamente scevra del piacere dell'Overlook Hotel, quel lasciarsi lentamente andare alla calma marea del vuoto, che per un po' serve, eccome se serve.
Un gioco di forze dunque priva la sottoscritta del 35% delle sue normali vacanze lassù sulle colline.

Voi direte: embè?
Embè,il tempo passa.
E quello che passeremo là, regredirà lentamente, fino a che mia nonna non avrà concluso, speriamo al più tardi, i suoi giorni.
E poi le vacanze familiari dovranno reinventarsi, dopo più di un quarto di secolo, e gli equilibri e i cuori si spezzeranno, e la casa, chissà, verrà abbandonata da chi non avrà più le forze,non solo fisiche, di arrampicarsi su per le montagne per immergersi in un tempio di ricordi di un passato a quel punto concluso.
Quella che ora sembra ai miei occhi una condanna, un capriccio e un'imposizione, potrebbe in realtà rivelarsi un'ottima occasione.
Se riuscissi gradatamente a aprire le porte dell'Overlook Hotel a una nuova popolazione amicale, a qualche collega universitario, a chissà, un amore se mai avrò la possibilità di averne uno, a qualche amico/a; allora sempre gradatamente potrei riuscire a riconvertirlo in un luogo non solo dell'Amore Familiare, ma dell'Amore tout court.
Se riuscissi lentamente a riempirlo di esperienze nuove, quando mancheranno quelle usuali non lo troverò desolatamente vuoto, e il lavoro sarà molto, molto più leggero.

Quel che oggi è la volontà degli altri che mi impedisce di sviluppare la mia, potrebbe essere la forza mia e di quei luoghi.
A patto di sviluppare la mia propria, di volontà.

Ok, se lo avete preso come un invito a farvi una settimana in campagna, potete pure provare nei commenti, ma non è scontato.


22.11.08

Crescere, parte prima.

  • Sì, lo faccio ancora. Ma adesso lo faccio per me. E per nessun altro. Nessun rito magico, nessun pensiero che corre... quelli corrono tranquillamente il mattino, il pomeriggio, la sera. Nel mio bagno, ci sono soltanto io. Adesso i fantasmi aspettano fuori.
  • Quando mi sono accorta che il ragazzo che avevo davanti, e i suoi grandi occhi verdi e le manone di chi sfiora il metro e novantacinque era di una DECADE dopo la mia, mi sono sentita mancare. Millenovecentonovanta, novanta, capito?e sessualmente appetibile. brividi.
  • Quando nello stesso giorno senti di un funerale e di un matrimonio, come se fossero cose assolutamente normali (ma dieci anni fa non moriva nessuno...e non si sposava nessuno...e stavamo tutti così bene, innamorati di nessuno, o di un poster..)
  • Quando impari a fare il bucato e arrivi in università in ritardo, con le dita ruvide dal detersivo e dallo strizzare i panni prima di metterli a stendere, capisci che qualcosa è cambiato. Irrimediabilmente.

15.11.08

Intuizione

E ce n'è voluto tanto
di pensiero e di rimorso
per uscirne fuori



Eppure credevo che tu mi conoscessi, Amichetto che su queste pagine esisti da anni.

Tutto a posto.
A posto un cazzo.

[a special thanks to: Nada Malanima, per avere il più bel cognome del creato, per lo strano e irrichiesto dono di ricordarmi mia madre, per le parole che avrei voluto scrivere, e per fortuna ha scritto lei, e le ha scritte tutte]

14.11.08

...mi incatena

Non è facile spiegarvi chi sono.
Bisognerebbe dirvi che prima di uscire cambio maglietta tre volte, e poi mi arrotolo in molteplici giri della mia sciarpa per sentirmi più al caldo.
Dovrei dirvi che mi basta bere pochino pochetto, e al karaoke finisco a cantare le peggio cose, delle volte pure convinta.
Dovrei spiegarvi che amo studiare, ma quando lo decido io.
Che controllo tutto ma in realtà è un casino, credetemi, quello che mi scorre dentro, a volte colorato, a volte caldo come sangria, a volte lo strisciare freddo della paura e dell'insicurezza.
Vorrei dirvi che mi piace ascoltare, che qualche barzelletta del cavolo la conosco, che se soltanto mi fidassi, mi piace parecchio anche parlare.

Invece finisco a farmi guardare, avvolta nella mia sciarpa, regalando pochi sorrisi quando ne ho l'occasione, e pensando alle parole della mia tartaruga preferita, e cercando il modo per riuscire a spiegarvi che, qui, l'unica persona sotto esame sono io.

10.10.08

C'è da fare

Piove il piacere di dimenticare le cose di ieri,
quando tu fra le braccia mie
ci stavi, e c'eri...

Cosa succede quando perdi nello stesso tempo l'uomo che desideri e una delle amiche più care, più o meno quella con la medaglia bronzargentea?
Niente.
Succede che tiri dritto.
Che piangi tanto e spesso per niente.
Che confidi tutto all'amica più fuori di testa e la porti a fare shopping, e alzi il calice con lei.
Che poi un giorno ti chiamano e ti dicono che ti vogliono vedere delle persone.
Lui compreso.
E niente, si tira dritto, si alza il calice, si guarda avanti, ci si ammazza di lavoro.
La sera si è così stanchi che non si finiscono nemmeno gli articoli di Vanity Fair da 5 minuti di lettura.

24.8.08

Piani temporali

E così forse dovrei dirvi come mai non sono venuta su internet tutto questo tempo.
Dovrei, ma non lo farò.
Semplicemente è la vita, che a volte ti porta lontano dalle cose, che a volte ti dice qual è l'ora dell'esame e non ci sono sessioni successive.
Ci sono state notti d'estate in cui lasciavo a un fascista il compito di scegliermi il cocktail, e mai come in quelle sere finivo brilla a barcollare in riva al mare, fino a parlare fitto sotto casa, e alle tre beccarsi il classico secchio d'acqua in testa, e allora, bagnati, darsi la buonanotte con la paura di sentirsi così opposti e così vicini.
Essere minorenne è una sensazione che ultimamente mi manca, vedere i volti più giovani dei miei parenti, l'emozione quando ti metti il rossetto la prima volta e poi percorri la strada vicino al Muretto con i tacchi vertiginosi, che non sai se è l'altezza o l'emozione a farti sentire quel nodo in gola.
Ci sono stati notti in tenda, svegliarsi e mettere su il caffè intercettando persone in pigiama, e fare la coda per la doccia avvolta nell'accappatoio, rispondendo ai cori e lavandosi a fianco dei propri compagni di vacanza, facendo il classico casino da italiani e andandone incoscientemente fieri.
Ci sono stati giorni di pace, con i miei genitori su per le montagne, e ultimamente anche giorni di dolore, spaventandosi quando capitava di specchiare la propria paura nella paura del proprio padre, e rischiando di lasciarsi trascinare nel delirio, quando, perdonate la citazione tristissima, la vita è adesso.
Ed allora è adesso che ho preparato la valigia e vado al mare, quel mare che cantava Luca Carboni quando avevo otto anni, che mi ricordo ancora al Festivalbar.
Nella mia testa il prima e il dopo si amalgamano, e il futuro si insinua, vischioso, ma non lo voglio guardare.
Voglio ricordarmi a sei anni a ballare la samba sulle scale di casa per scendere e raccogliere il calzino che mia mamma aveva fatto cadere dal balcone, planato dolcemente nel cortile interno.
Voglio ricordare l'infanzia alla sala giochi, i gettoni religiosamente conservati in un porcellino di stoffa, tre a sera, che se no diventi matta.
Voglio ricordare gli occhi chiari di Sox e l'accento tedesco del biondino che mi ha fatto girare la testa a quattordici anni.
Voglio ricordare la sua fidanzata, e la sua mamma che da qualche anno non c'è più.
E provare a canticchiare ancora per le strade come quando meno di un anno fa scendevo dall'appartamentino a Barcellona e andavo a prendere il pane parlando spagnolo.
Che la vita è adesso, e hanno ragione tutti i grandi saggi che, tra i dubbi che ci stringono ai lati, non fanno altro che viverla.

21.7.08

Back it up

A casa mia, la sera, si ascolta musica anni venti, e si considera la modernità di quest'ultima.
Nello stesso tempo oggi il mio pc è stato infestato da un virus e sono stata costretta, forse un po' istintivamente (ma dopo il decimo tentativo non dico di funzionamento, ma di avvio), a formattarlo.
Mi manca il mio passato più vicino e dormo insieme al mio passato più lontano.
Ho radici, foglie, mancano i rami.
Il back up più recente che ho fatto è datato gennaio 2007.
Qualche foto di amici è in un dvd, i miei scritti no, ma non erano poi così tanti, e non erano poi tanto importanti.
In fondo la tesi, per ricordo, è in triplice copia tutt'altro che virtuale..
Non so, qualcosa me lo fa prendere come un messaggio zen.
Erase and rewind, che tanto le cose importanti, ce le si ricorda benissimo anche senza il file nella cartella documenti.

27.6.08

The girl effect

Sono una donna figlia di donne.
Gli uomini, sì, sono transitati ogni tanto dalle nostre parti, ma hanno spesso recitato il ruolo di comparse.
Da quattro generazioni, in casa mia noi femmine facciamo quadrato, educhiamo quelle della generazione successiva, superando vedovanze o anche, in un caso, preferendo un dio (ma soprattutto la Madonna) alla popolazione maschile esistente.
Bene, potete immaginare quanto io sia di parte.
E potete anche immaginare perchè questo a me sembra una grandissima cosa.
Prendete e diffondetene tutti.

15.6.08

Se soltanto

Ho dovuto utilizzare anche il mio ultimo dvd per masterizzare qualcosa che non userò mai.
L'ho fatto perchè qualcosa mi accompagni in queste notti, che durano spesso anche alla luce del sole.
Non vi preoccupate, fisicamente sono un leone.
Soltanto che mi tocca giocare a fare Atlante,e non posso permettermi di avere paura.
E ho paura.
Se soltanto avessi qualcuno che mi accarezzasse la testa, mettendomi sotto le coperte e abbracciandomi forte di notte, almeno dormirei qualche ora.
Ma non c'è nessuno.
E stavolta è proprio il caso di dirlo.

18.5.08

Mettetevi d'accordo

"Non ti preoccupare, non è niente di grave, è un momento un po' così"
"Ma perchè non ti fai vedere da qualcuno bravo?"
"Ma figurati, sei una macchina da guerra, hai una freddezza che spaventa"
"Poche volte ho visto persone tanto irrazionali, davvero."
"Forse, sai, dovresti stare un po' a casa, riposarti, volerti bene."
"Devi smetterla di piangerti addosso, esci, conosci gente, fatti due passi, vuoi mica marcire in casa?"
"Stai facendo tutto quel che puoi, e anche di più. Ora serve tempo."
"Il punto è che i miei consigli tu non li segui mai, probabilmente se ti sforzassi, qualcosa cambierebbe."
"Lavora!Cosa stai lì ferma, sei piena di cose da fare, ti preoccupi di persone che non ti meritano."
"Ma senti, non è forse il caso di lasciare i libri e andare al mare, pensare, fare pace con te stessa?Sei sempre lì a ripiegarti sulle solite due cose."
"Questa casa non è un albergo."
"Bimba mia, prova ad uscire un po'."
"Leggiti un libro, guardati un film, vai a un concerto."
"Devi smetterla di fantasticare come le tredicenni, sei una donna ormai."
"Tutto dipende dal fato."
"Non ho mai visto nessuno, credimi, che non ha avuto possibilità di diventare felice. E che non lo è mai stato."
"Morto un papa se ne fa un altro."
"Certo che così bravi ragazzi non se ne trovano spesso."
"Sei carina, intelligente, hai tutto: non ti preoccupare."
"Magari, se ti curassi di più, un chilo di meno.."
"Ogni uomo è artefice del suo destino!"
"Nessuno può modificare il caso, le coincidenze."
"Dio comunque c'è, e ti aspetta di là [e sti cazzi, ndR]"
"Ti voglio bene. Sei una delle migliori amiche che ho mai avuto."
"Sei troppo gentile con me, ho bisogno di tempo, di stare sola, mi sento quasi inferiore
[?!?!! ndR]"
"Un vero pazzo non ha coscienza della sua pazzia."
"Vodka. Tanta. Aiuta."
"Non sei certo una per le storie da una sera, ti faresti solo male, sei troppo pulita e onesta"
"Chiodo scaccia chiodo, ubriacati e saltagli addosso."
"Minchia, Rain, che periodo di merda."

Soundtrack

28.3.08

Cinque anni dopo

Fortunatamente non mi sono fatta quasi niente. (cit.)

Per il resto, al di là di tristerrime ricorrenze, posso dirvi che oggi ho un po' di gatte da pelare, c'è un gran sole e mi sforzerò enormemente di essere positiva.
Gli ultimi quattro giorni, all'insegna del cioccolato (appunto), del thè e dello stato brado più assoluto, mi hanno trasformata in una donnina libera, piroettante e raffreddata.
Il ritorno di strani inquilini in queste stanze renderà il tutto più pesante...ma è perchè oggi è oggi, nonostante tutto, o solo un briciolino di sfiga per dare un po' sapore, come quando macini un filino di pepe nero nella pasta?

26.3.08

Il mio cioccolato è diverso

Io conosco un folletto che si nasconde nelle tavolette di cioccolato equo e solidale.
E ogni tanto vien fuori, e mi fa un regalo.
Generalmente, secondo un meccanismo non meglio identificato, questo folletto mi spinge a offrire pezzetti di barretta di cioccolato a sconosciuti/e.
E la regola è ferrea: qualcuno che davvero, assolutamente, non conosco.
Il folletto, tanto, ha fiuto, e non ha ancora sbagliato un colpo.

Oggi sulla metrò stavo togliendo la carta al mio cioccolato ed evidentemente il folletto ha deciso di giocare..e per una serie di piccole coincidenze, di piccole spinte interiori, ne ho offerto un pezzetto a una signora splendida che si era seduta di fianco a me.

Caschetto di capelli candidi, occhiali grossi molto indie, una giacca celeste.
Ecco, una donna splendida.
Antonella, si chiama, ha settantotto anni, e ne dimostra al massimo sessanta. Insegnava inglese nei licei e mi ha letteralmente sommerso di amore, buon spirito, gentilezza ed autostima.
Incredibile come un incontro perfettamente casuale possa davvero riempire il cuore, come il suo dito portato alle labbra e poi lasciato muovere verso di me, come un bacio, come una benedizione da una donna che "si ritiene religiosa ma non bigotta, per carità".
Speriamo che il suo Buon Spirito davvero porti qualcosa, già l'energia che ha passato quando mi stringeva le mani nei suoi guantini candidi e morbidi è stata splendida.
E' bello che a Milano accada, dove nessuno parla con nessuno.
Io il mio cioccolato continuo a mangiarlo. Tra un po', forse, il folletto vorrà giocare ancora, e io sarò lì.


19.3.08

Misunderstandings

Domani sera mi presenterò alla festa di Amichetto Forzista con un probabile principio di herpes.
Attaccatomi da lui medesimo, che peste lo colga:
mi disse "vuoi un po' di thè?", e la sottoscritta, sventurata, rispose.
Accettasi consigli per fare in modo che nessuno tragga conclusioni affrettate, supportate per altro dal tenero ed affettuoso rapporto instauratosi negli anni.
E' tutta colpa di una tazzina di plastica da trenta centesimi.
E della mia dabbenaggine.
Stracazzo.

8.3.08

Tutte morirono a stento

Cent'anni fa.
129 donne.

E oggi altre donne allo stesso modo vessate.
Altre donne perse, doloranti, sofferenti.
Altre donne che stringono i pugni e si graffiano con le loro stesse unghie.
Donne che guardano in altro sfidando il cielo e il destino.
Donne che si svegliano ogni mattino, nonostante tutto e nonostante tutti.
Donne che sospirano e si mordono la bocca dall'interno, per non mostrare il dolore.
Donne violate, donne uccise.
Donne che si inventano una strada che non è mai esistita pur di non doversi arrendere.

Donne oggi, come ieri e domani.
Sempre, come diceva la mia professoressa preferita, resistere resistere resistere.

5.3.08

Una donna, per le donne

Ieri sera è morta Tina Lagostena Bassi.
Tutti la si ricorda per Forum, ma quella donna ha fatto molto, molto, molto di più.
E lo ha fatto per tutte noi che oggi usciamo la notte col rossetto, e non è per questo che qualche porco figlio di una donna che non se lo merita può violare il nostro corpo e quello che custodiamo dentro con tanta fatica.
Tina Lagostena Bassi è stata tra le prime, forse la prima, ad alzare la testa e la voce durante processi come quelli di uno stupro di gruppo, nel quale o sei Maria Goretti o è colpa tua.
Dove per default "se l'è cercata".

Date, per favore, un'occhiata a questo.

E ricordiamola, sempre, ma non per Forum.

28.2.08

Uargh

Ho urlato, così, a metà di un pomeriggio silenziosissimo.
Non c'era nessuno in casa e vi assicuro che non ci avevo pensato prima, ma ho fatto bene.
Ho urlato per lasciare uscire questo nodo in gola che ha poco a che fare con la tosse residua.
Ho urlato per tutte le occasioni perse.
Ho urlato per tutte le paure che si sono annidate in un angolo del mio stomaco, e hai voglia a toglierle.
Ho urlato perchè sono terrorizzata dal futuro e non riesco a muovere un passo per sbloccarmi.
Ho urlato perchè mi manca da morire una carezza, una sola, da chiunque.
Ho urlato perchè sono stufa di girare per casa come un fantasma senza passioni.
Ho urlato perchè credevo di avere qualcosa che invece non ho.
Ho urlato perchè forse sono morta e non lo sapevo.

Adesso penso che piangerò, ancora un pochettino, magari sotto la doccia, e speriamo che domani arrivi la spinta giusta per uscire di casa e iniziare a costruire, e a sentire questo dolore al diaframma attutirsi.
Piano.
Piano.

11.2.08

Istruzioni per l'uso

Prevedo che per un po' non mi si vedrà su questi schermi -diciamo fino a dopo l'esame, e alla successiva sbronza allegra o triste a seconda dell'esito-.
Sto ancora, lentamente, elaborando quello che è successo, e nel farlo anche molto del mio modo di essere ed approcciarmi.

Appunto qui, nel caso approdi un incauto corteggiatore o se non altro come pro memoria stampabile e consegnabile a mano agli interessati, che:

  • Scordati di trovare in me una beghina. Io non mi vergogno a parlare di sesso, non mi vergogno a dire la parola utero, rido alle barzellette dei maschi. Non trovo nulla di deplorevole e nemmeno di poco femminile nel non ammantarmi di una pudicizia che sa tanto delle famose tre scimmiette non vedo-non sento- non parlo.
  • Sono femmina. Sempre, tanto per cominciare. Ma per soddisfare la fantasia tipicamente maschile della femme fatale, c'è bisogno che il diretto interessato se la sia guadagnata, la sfilata privata. Per il resto mi presento come mi pare. Infighettata in biblioteca, in jeans luridi la sera, non è importante.
  • Per diventare interessante, non ho bisogno di censurarmi e di nascondermi dietro alla manina da geisha che lascia intuire un sorriso o una confidenza di quelle che no, proprio no, non ci si può permettere.
    Non me la meno. Se ho voglia di parlare, parlo. Tranquillo che ci sono cose che non sa nessuno e che non dico a nessuno, anche se mi vedi chiaccherare tre ore nonstop.
  • I maschi non vogliono tutti saltarmi addosso, quindi evita di essere geloso. Un buon novanta per cento delle femmine dei dintorni verranno viste da me come potenzialmente pericolose,perciò aspettati la DIGOS.
  • Faccio ammenda con una serie di coccole e coccoline e vezzi e piccole attenzioni, ti porto le sorpresine, cucino, ti accompagno alle tue fottutissime partite di calcio o alle tue noiosissime lezioni di economia dei Paesi Bassi applicata.Se mi vuoi, ovviamente. Non ti costringo a partecipare al corso di cucito o a guardare Amici di Maria de Filippi. So sacrificarmi per una relazione, ma allo stesso tempo voglio una relazione libera, dove nessuno si annulla per conformarsi a nessuno, che se no sai che barba.
  • Patti chiari e amicizia lunga: la gente che dice una cosa per un'altra mi innervosisce.
  • Non trovo che sia sexy soltanto il non parlare e scoprirsi a gesti come in una partita di Indomimando. Trovo che sia molto intimo lo scambiarsi opinioni, tirarsi i capelli, litigare, confidarsi figure di merda e particolari debolezze, ricordi di gioventù e possibili desideri futuri. Sono brava a Tabù, ma voglio esercitare tutto il mio vocabolario.
  • Io sono mia. E basta.
  • Pensa quel che vuoi, io penso quel che voglio. Le gare di retorica servono solo a conoscersi meglio, l'apostolato o la propaganda li lascio fare agli estremisti di ogni genere.
  • Non ti dirò mai quanto mi piaci. Ti parlerò di quanto mi sono piaciute altre persone, guarderò il tavolo di legno e arrossirò, cambierò discorso, ti prenderò in giro. E non è che "non sei interessante, se no una spigliata come me te lo avrebbe detto". E' che sono pudica. Molto.

Come vedete, il problema è che chi mi sente parlare mi prende per una cugina, o per un maschio, o per una mangiauomini. Invece sono il contrario di tutte e tre le cose, et excrucior.

9.2.08

Life planning

Non vi spaventate per la mia assenza più o meno prolungata...manco da questi schermi perchè, nel mentre, la mia vita reale, dove ho un nome e un cognome, sta avendo degli scossoni.
Fox diceva
"se alla fine del 2008 vi sentite come all'inizio, cari i miei verginini testardi, è solo perchè vi piace lamentarvi".

Ora, a me piace lamentarmi, ma posso dire con certezza che le cose non stanno ferme.
Mi correggo: io non sto ferma.
E vorrei tanto che la Rain di domani fosse la Rain di oggi sia molto più simile alla famosa frase di Timi di quella di ieri
"Ogni uomo vorrebbe essere una donna. E ogni donna è già un uomo migliore"

Voglio davvero vedere se riesco a utilizzare me stessa più del solito quaranta per cento.
Ci aggiungiamo un bel venticinque per cento di amicizia con la mia parte corporea, un altro bel quindici per cento di responsabilità da adulta che non mi sono mai presa, e vediamo se l'ultimo venti per cento verrà da sè.
E anche se le percentuali fossero più basse, sarei contenta lo stesso.
In fondo mi piace il sudoku, sono una burocrata di me stessa delle volte, con la disciplina militare che mammina cara mi ha inculcato a forza.
Ma mi concedo i miei tempi, e i miei colpi di testa, e sempre remando dove voglio io, riuscirò a imparare a seguire, magari solo un pochino, anche la corrente.

6.1.08

Lettera

Caro Carlo Emilio,
se permetti, stavolta scrivo io.
Sono sicura che permetterai.
E' che sento il bisogno di spiegarmi, di interpellarti, di capirti...ma tra noi, le cose non sono mai andate troppo bene...e forse è adesso, che il tuo nome circola ancora, per l'ennesima volta, in questa stanza, tra le mie carte, che mi torni in mente, nascosto nelle note di una canzone, nascosto nelle pieghe delle pagine di qualche tuo ammiratore.
Che di ammiratori, Carlo, ne hai sempre avuti tanti e avute tante, con quei tuoi modi affascini tutti, affabulatore come sei, e faccio fatica a scorgere la tua vera essenza quando chiunque mi parla di te, poeti e spazzini, genitori, televisione e professori.
Io ci ho provato, a conoscerti, in una primavera dove ti ho timidamente portato con me ovunque, ti ho mostrato questa città che conosci per come è ora, ora che la lingua che ricordi non risuona quasi più nelle orecchie di quasi nessuno.
Ti ho presentato agli amici nel chiostro, e qualcuno ha avuto anche il coraggio di deriderti, ma io lo so, Carletto, che fan così per invidia, perchè si denigra ciò che non si può avere, ciò che non si capisce.
A me di denigrarti non mi è venuta mai voglia, anche quando volevo comprenderti, e mi sedevo lì di fronte a te, per ricevere soltanto fiumi di parole, fulminanti a volte, altre forse evasivi, che mi stordivano, mi ubriacavano e mi facevano perdere il filo.
Poi sai com'è, la vita va avanti, e tu pensi che non puoi passare tutto il tuo tempo a scavare nelle pieghe dei discorsi di un uomo ironico e intelligente, ma distante, come fumoso.
Io lo so che mi capisci, Carletto.
E' per questo che ti scrivo, perchè mi manchi, perchè voglio la mia verità, perchè voglio capirti.
Perchè la prossima volta che sentirò parlare di te, voglio già trovarmi sulle labbra quel sorriso affettuoso di chi richiama nella sua memoria una immagine buffa e gentile, una figura dai contorni netti, voglio poterti chiamare per nome con tutti, ora.
Quindi senti, facciamo che ci si riprova, facciamo che ci si rivede.
Lo so che stare sul tram con me, sulle mie gambe, quando il sole batteva i suoi raggi obliqui sulle tue pagine ti è piaciuto parecchio.
Di pasticciacci brutti ne faccio fin troppi, so che potrei starti simpatica.
Rivediamoci, dai, secondo me prima o poi, ingraniamo.
E vuoi mai, potremmo non lasciarci più.