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3.12.08

Nebbie

Non ricordo quale scrittore lo dicesse, ma la similitudine è delle più abusate: nebbia nella pianura, uguale nebbia nel cervello, oppure nelle condizioni di vita della voce narrante.
Forse era solo Lucio Battisti, ma la sua versione era decisamente più ottimista: nella nebbia dove non si vede a un passo per ritrovar se stesso.

Bene.
Battisti mentiva, e probabilmente molti degli autoruncoli di cui sopra si sono trovati un pomeriggio d'inverno in Pianura padana, camminando veloci, stringendo con una mano il cappotto e con l'altra un pacco di libri, e pensando seriamente alla glaciazione del principio di lacrime in fondo agli occhi.
Perchè a volte la nebbia, con quel suo colore d'orzata, come diceva Faber, cola sopra tutto e tutto appiccica, un po' come quando mangi del miele e te ne cade una goccia su un dito.
La nebbia delle volte è soltanto un grosso abbraccio, un enorme velo sotto il quale portare con tutte e due le mani un bicchiere di thè fumante, o sotto il quale scambiare due chiacchere osservando le nuvolette che escono dalla bocca.

A volte però, e sono le volte peggiori, la nebbia si traveste da specchio.
E ci vedi dentro l'incertezza dei rapporti, le scommesse che fai senza sapere nemmeno quanto stai puntando.
E' camminando nella nebbia che improvvisamente ti accorgi che potresti perdere tutto, che la tua nemesi non aveva la mano vincente soltanto in amore, ma mira proprio e definitavamente a lasciarti in mutande.
Da sola, senza il conforto di chi ti ama, di nessuno, forse soltanto di una cioccolata calda.
E tu sospiri, e ti ripeti che le amicizie vere sono d'acciaio, che non cambierà niente, che lei non è te.
Ci si sente un pochino soli davvero, nella nebbia, quando sotto i piedi senti che scricchiolano le grandi certezze, e anche se si è abbastanza sicuri di farcela, si venderebbe un rene per una sicurezza in più, per un momento di lucidità e di confini netti, rassicuranti e caldi come un plaid.

22.9.08

Happy birthday to you

Ci sono civiltà dove non si festeggia il compleanno, ma il superamento di qualche ostacolo, un qualche rito di iniziazione, il raggiungimento di uno stato di maturità fisica spesso sottolineato da qualche prova.
Ci sono civiltà dove non si sa il giorno in cui si è venuti al mondo ma tutti ricordano la prima volta che si è ucciso un montone, fatto l'amore, andati a caccia.
Quest'anno, quest'oggi, è il mio compleanno.
Sono 24, tra alti e bassi, in un procedere che chiamerei sproporzionato e altalenante.
E' stasera che sono stata con gli occhi fissi sulla mia nemesi, evitando accuratamente i suoi, che ogni tanto sentivo addosso, e lasciavo rimbalzare.
Stanotte ho lasciato che un caro amico mi prendesse per mano e mi stesse vicino per davvero.
Ho bevuto dalla bottiglia e ho pensato che adesso inizia qualcosa di nuovo.
E che questo dipende solo e soltanto da me.
La mia felicità è nel percorso che io posso seguire, e non sono più una bambina, ho in mano le possibilità e ora ho il dovere di farlo.
Di non scappare.
Di guardare, alzare il calice, mangiare la torta e lasciarmi abbracciare.
E tanti auguri di buon compleanno.



Ho stabilito il mio record di resistenza alla vita
e stranamente mi sento leggera...

25.5.08

il Capitano

Come una macchia di luce sopra un radar
Mi sei sempre stato d'ispirazione, specialmente quand'ero piccola.
Una fattucchiera mi disse che tendo ad astrarre, a cercare la perfezione, a vedere al di là.
E diciamo che a quattordici anni tu eri il migliore Al Di Là che potessi trovare.
Poi la vita ti sporca e ti abbraccia, e tempo per sognare ad occhi aperti, non lo si ha più.
E' stata una lettura, di ora, che improvvisamente mi ha portato a pensarti, forse con lo stesso sguardo fiducioso nell'Iperuranio che avevo puro e pulito tempo fa, rattoppato da tutti gli strappi e i tagli di questo mondo.
Ho pensato che mi hai insegnato la lotta e la fierezza, che mi hai insegnato che nessuno si deve inginocchiare davanti a nessuno, nemmeno se è il Re.
Mi hai insegnato che genio e sregolatezza possono portare anche a cose di cui ci si può pentire molto, e mi hai insegnato che tuttavia, bisogna andare oltre.
Mi hai insegnato che l'Amore esiste, è per sempre, ed è intrecciato all'Amicizia e alla Fedeltà.
In quest'ultimo mese torno a pensarti spesso, non si sa perchè, o forse perchè quando si è fragili e disorientati si cerca di ritrovare la Luce -con la maiuscola-.
La verità, semplice e assoluta, è che io mutuo il pensiero di Machiavelli:
e fare come li arcieri prudenti, a' quali parendo el loco dove disegnono ferire troppo lontano, e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per potere, con lo aiuto di sí alta mira, pervenire al disegno loro.

Forse mi diresti che ci vuole diplomazia, e ci vuole determinazione.
Mi diresti che ci vogliono gli amici giusti, anche se qualche volta tradiscono. Anche due volte.
Mi diresti che non è sufficiente questo dolore per permettersi di fermare il Sogno.
E probabilmente faresti come il Quasifratello, che alza un boccale di sangria alla mia salute, e che mi fa bere il sangue delle ferite che mi son fatta in battaglia.
Domani è un altro giorno, brinderò all'audacia, la nostra, e continuerò a lottare.

La confederazione delle anime

Il dottor Cardoso [...] illustra una curiosa teoria, in base alla quale ciascuno di noi è costituito da una confederazione di anime e ciascuna confederazione è sotto il controllo di un io egemonico, e però può avvenire, nel corso della nostra vita, come è avvenuto a Pereira, che tutto d'un tratto un nuovo io, più potente di qualsiasi altro, alzi il capo, scalzi il precedente io egemonico e prenda il controllo della federazione di anime.

[R.Ceserani, Raccontare il postmoderno]

16.4.08

Nostalgie lampo

Mi manca il teatro.
Che sembra assurdo perchè è passato tanto tempo, tanta acqua sotto i ponti.
Ed è una sensazione inutile: sono senza talento, e senza tempo per coltivare un hobby del genere, che ti assorbe la vita poco a poco meglio dello scottex.
Però mi manca, e mi manca tanto, l'idea del tutto amatoriale del teatro, l'idea di faticare, di piangere, di ridere da matti.
Mi manca la frustrazione, il tentativo, il secondo tentantivo, il terzo tentativo e il quarto -che non è ancora giusto, magari, prova un'altra volta...-
Mi manca l'imperativo: lasciati andare.
Perchè l'unico modo per imparare il teatro è quello di imparare l'abbandono, ovvero la cosa che è più lontana dalla mia psiche in assoluto.
L'abbandono e la disciplina fanno veramente l'amore, in teatro, proprio loro che non si incontrano mai nella vita di tutti i giorni.
E uno spettacolo ben riuscito è meglio di un orgasmo.
Non resta che intestardirsi e sbrigarsi, che presto sarà il momento del lavoto 8/18, e presto davvero, il sabato potrò rinchiudermi in una stanza vuota e dedicare corpo e mente alla disciplina che ritengo più completa al mondo.

14.4.08

Basta un film

Siamo esseri piccoli, patetici, aggrappati con le unghie ai sogni e ai puzzle che non si finiscono mai del tutto, e appena li finisci ti cadono e si frantumano.
Siamo liquide, davvero, e ci infiliamo in ogni pertugio, e la ruggine blocca i punti dove siamo passati e ci impedisce di tornare indietro.
Siamo ridicole, con le nostre piccole manie, con questa disperata e incredibile voglia di piangere e ridere nello stesso istante, ognuna con il suo passato e i suoi fantasmi.
Chi ama la schiettezza e chi ti implora perchè è così tanto che non riceve un bacio d'affetto.
E al telefono, ti viene in mente, al telefono tutte le sere, quella frase improvvisa e così familiare, per quella voce, che quasi ti sembra di vedere le mani aggrappate alla cornetta...ma tu mi vuoi bene?è vero che non sarò sola tutta la vita? appena prima del nuovo vestito, del nuovo rossetto, della dieta per essere bella giovane ed adolescente per altri dieci anni.
E facciamo tenerezza, tutte perse dietro matasse che seguiamo come gatti, dietro uomini che ci ostiniamo a cambiare, o a tenere, disperatamente aggrappate a un mondo solido dove i mulini bianchi esistono, dove il lavoro è uno, e non cambia ogni quattro mesi.
Ognuna si cerca il suo equilibrio: si cammina sul filo di un matrimonio che funziona grazie a un amante,si cammina lievi su una giovinezza che non ci si può permettere di abbandonare,si stringe tra le mani un figlio improvvisamente diventato galera,o ci si rifugia nell'altalenìo continuo di pasticche e depressioni, perchè per un uomo oggi si muore.

Sì lo so, il precariato è il concetto fondamentale di Riprendimi, la commedia, il melò, questi uomini bambini che quando il giocattolo si rompe lo buttano e ne cercano un altro. E poi un altro. Fieri di non essere mai cresciuti, orgogliosi di non guardarsi mai in faccia.

Ma vuoi mettere un film diretto da una regista, che mai tanto chiaramente ha parlato dell'energia profonda e assurda che spinge una donna a raschiare con le unghie il fondo del barile, a pulirsi cuore e coscienza con la trielina sentendo male ma senza smettere, prima di rialzare gli occhi e accennare, finalmente, un sorriso incredulo e ridanciano?

Post scriptum post adolescenziale post filmico:
Quando è toccato a me, continuavo ad ascoltare 'sta canzone (oltre a Laura dei Marlene, oltre a un sacco di roba che fa malissimo, ovviamente). Ero una fresca fresca post adolescente, abbiate pazienza. Ma il collegamento mentale mi ha fatto sorridere e ho pensato che questo è il mio blog, e ci metto quel che voglio. Anche i brandelli di quando mi son trovata io a lanciare oggetti dalla finestra, ubriacarmi nei parchetti e piangere tutte le lacrime che avevo.

1.4.08

Il professionista perfetto

- 1984, eh? Come il libro...
- Già, come il libro...
- Allora vediamo. Sei un fototipo chiaro, mi sa che sei un fototipo uno...
- ..se vuole coniamo anche dei numeri negativi per me, e pensare che dei miei amici vogliono portarmi in Grecia...
- Eh, dai, è bella.
- Ma c'è il sole!
- Effettivamente non trovi un'albero nemmeno a pagarlo. Comunque se ti proteggi, il sole ti fa bene, anche all'acne..che tra l'altro, va via solo invecchiando. E ti sta passando, fossi in te mi preoccupererei.
- Eh, un po' anche io. E per questo..
- Quello? qualcuno ti ha detto di asportarlo? così ti rimane la cicatrice, bella cretinata. Va via da solo, fidati. Intanto, se proprio vuoi far qualcosa per la tua pelle, prendi questi...e un estratto di calendula..
-Calendula? Ma lei usa prodotti naturali?
- Quanto mi è possibile. Non sempre ovviamente, ma sai, la pelle è delicata. La tua poi...
- Io la amo, lei è per caso sposato?
- Sì, ma non è importante.

Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.
Le ultime due frasi potrebbero non essersi mai verificate.

20.3.08

Poesia

Io proprio le poesie non le so scrivere.
Non è che non le scrivo, per carità, raramente succede, ma vengono fuori dei lavori che sarebbero qualitativamente sufficienti (forse) solo per Cioè.
Poi non rileggo, non scelgo le parole, sono solo piccoli rigurgiti di sensazioni, impressioni, cosine tristine e piccine.
Tra l'altro, io le poesie non le leggo mai.
Leggo da sempre romanzi, ma rifuggo la lettura di poesie...quel che è strano, è che mi piace sentirle.
Recitate, cantate, declamate: la poesia detta a voce ha sempre risuonato nel mio cervello creando un eco piacevolissima.

Bene, fermo questo, oggi ho sentito il bisogno di leggere poesia per la prima volta in ventitrè anni.
Sono andata in biblioteca sfidando la tonsillite e ne sono uscita con Fortini e la Plath,proprio perchè Penna, non si capisce come mai, non era reperibile. Pennac sì, Penna no. Uffi.

Non so cosa mi sta succedendo davvero, ma forse è solo arrivato il momento di sentire senza pensare. Anche nella mia arte preferita.

6.3.08

La Caccia

Salire in alto per vedere.
Perchè vedere è la cosa importante, la più importante, l'unica cosa importante.
Vedere per capire cos'è quello che ci ha portati a sporcare le nostre credenze, cosa ha ucciso la nostra morale, cosa ha sconfitto, definitivamente, la giustizia.

Perchè una volta era più semplice, con le stelle in cielo e la morale dentro di sè, con l'approvazione della gente e il potere, con una strada luminosa, dritta e sicura davanti a noi, e folle acclamanti ai lati.

Cos'è che ci ha spinti verso il bosco più fitto? Cosa ci ha portato a vestire panni non nostri, cosa a provare l'assurdo istinto e l'infinito potere che si cela nel Femminile?
Cosa ha voluto, a tutti i costi, un confronto con la Donna più donna di tutte, la Madre, che come la vita, amministra anche la morte?

E' lui, signori, lui, quel bimbo dagli occhi innocenti e dal sorriso aperto, quel bimbo colto e ben conscio dei misteri dell'arte e della vita umana, è il piccolo folletto, il dolce Dionisio, che sussurra gentilmente take it easy... che cos'è che ci spaventa così tanto, nell'eccesso?

Che cos'è che mi spaventa così tanto, nell'eccesso?
E arrampicarmi anche io, per toccare il confine estremo tra Ragione e Istinto, in bilico, in alto, sulla cima dell'albero più maestoso, spiare, guardare, vedere, pretendere di capire...implorare di capire..ma forse quando si guarda troppo nell'abisso è l'abisso che guarda noi.
E inevitabilmente si cade.
O ci si butta.

[Ma forse, quell'eccesso, non è che l'abbiamo conservato, l'abbiamo mimetizzato..non è che quell'eccesso di controllo, di potenza maschile, quell'eccesso ridicolo...l'abbiamo mescolato per bene con l'eccesso di istinto, di perdita della ragione...forse, ma solo forse, la società di oggi non è un immenso amalgama, un pasticcio terribile e spaventoso di eccessi di ogni genere, di miti che poco hanno a che fare con la Grecia e molto con la natura più nascosta dell'essere umano? Sdrammatizzando, per carità, e mostrandoci il coro più stonato, in ogni senso, di ogni civiltà, un coro che impone lo stordimento come pietà, forse, verso un uomo che ha visto troppo.]

Forse solo quell'albero
su cui arrampicherò lo sguardo
forse solo quell'albero adesso
è un punto fermo
per me che aspetto solo
di trovare il modo
di raccogliermi e vedere.

La caccia
di Luigi Lo Cascio liberamente tratto da Le Baccanti di Euripide
uno spettacolo ideato da Nicola Console, Luigi Lo Cascio, Alice Mangano, Desideria Rayner
Teatro Leonardo di Milano, fino al 16 Marzo.

16.2.08

Bisogna scrivere

Mi accodo agli applausi che ovunque, nella blogosfera, si alzano di fronte ad Amen dei Baustelle.
Nello stesso tempo mi guardo allo specchio e penso che forse dovrei smettere di innamorarmi così dell'arte e della musica, ma è sempre un modo per aprire il mio cuoricino un po' poco elastico, come i muscoli delle mie cosce.
Se volete una recensione seria davvero, leggete la sua.
Io qui vi riporto soltanto i deliri che ieri notte ho scribacchiato su un foglio, sdraiata a metà sul mio piumone.

Mi è entrato nelle vene subito. Alle tre di notte. E siccome bisogna scrivere, io lo scrivo qui. Che in questo disco c'è tutto, c'è il mondo e ci sono io, chiamata in causa e chiamata per nome; ci sono gli occhi neri di qualcuno del leone, il grande amore in Centrale tra i cocci, preghiere e aneliti, c'è tutto quel che serve per non farmi dormire e per farmi scrivere che amo questo disco. Tutto quello che serve per dire subito chenon so se farà storia questo cd, ma la mia storia l'ha già fatta. Evivva la musica, sempre salvifica e reale, niente sconti, ma Grazia ed Orrore abbracciati nella melodia e nelle parole.

Ps.
Momentaneamente, per ovvi richiami alla mia vita contemporanea, Dark Room è un pugno nello stomaco assolutamente delizioso. Parimerito con Baudelaire, che mi ricorda tante cose seppellite dopo i miei sedici anni, ma necessarie.

Update:
Ve l'ho già detto quante volte, che chiedo all'Altissimo di farmi rinascere, la prossima vita, con la voce eccezionale di Rachele? Gli occhi no, sto bene così, grazie.

28.1.08

Pessimismi

“Siamo il risultato di una storia di errori e di orrori; immaginarsi l’amore come un pacifico bacetto, tutto rosa e confettino è da stupidi. L’amore ha il sapore dei veleni e degli acidi e non potrebbe essere altrimenti”

F. Timi, E lasciamole cadere queste stelle

25.1.08

Una favola

L'abbiamo scritta tutti insieme, questa favola rotonda,
e tutti insieme l'abbiamo fatto per dare una spinta alla ricerca contro il neuroblastoma

Ora la creatura è stata data alla luce.
E dentro ci trovate anche qualcosa di mio.
Se vi va, da marzo, acquistatela, non per questo motivo, ma perchè è importante.

21.1.08

The times we had

La vita a volte è splendida, e te le fa trovare girato l'angolo, le sorprese.
Che non ti cambiano la vita, ma forse la giornata sì.

Sono stata così felice di vederti. Sono davvero felice di saperti felice.
Sono davvero felice di riconoscerti com'eri, ed eri splendido, ma io non lo capivo...troppo presa dai se, dai ma, dai "potrebbe essere meglio", dai fazzolettini per pulirmi e a sindacare sui gusti del formaggio.
Però di bene te ne ho voluto, e tu a me, senza mai mentirci, senza gonfiare niente, senza promesse...come nella nostra canzone, che so a memoria, che per me è stata importante.

Grazie per avermi fatto sentire bella e desiderabile
Grazie per avermi fatto sentire nel posto che sognavo di poter abitare
Grazie per avermi dato quel bacio rock and roll, quella notte, mezzi brilli
Grazie per avermi portato a Brera a farti un compito che poi prese un voto miserrimo
Grazie per i tuoi amici, così divertenti, così semplici e poetici
Grazie per avermi aspettato quando ero distratta, quando l'affetto vacillava
Grazie per non avermi distrutto quando ho fatto l'unica cosa che non dovevo fare
Grazie per avermi avvisato prima, anche se lo sai, l'amore rende ciechi
Grazie per non aver mai mentito, è stata la cosa più bella, ciò che ci ha tenuti puliti
Grazie per non aver conservato rancore, per aver capito, per averlo dimostrato questa notte.

Che le sue note ti proteggano sempre, perchè meriti davvero di provare l'ebbrezza di essere felice.

6.1.08

Lettera

Caro Carlo Emilio,
se permetti, stavolta scrivo io.
Sono sicura che permetterai.
E' che sento il bisogno di spiegarmi, di interpellarti, di capirti...ma tra noi, le cose non sono mai andate troppo bene...e forse è adesso, che il tuo nome circola ancora, per l'ennesima volta, in questa stanza, tra le mie carte, che mi torni in mente, nascosto nelle note di una canzone, nascosto nelle pieghe delle pagine di qualche tuo ammiratore.
Che di ammiratori, Carlo, ne hai sempre avuti tanti e avute tante, con quei tuoi modi affascini tutti, affabulatore come sei, e faccio fatica a scorgere la tua vera essenza quando chiunque mi parla di te, poeti e spazzini, genitori, televisione e professori.
Io ci ho provato, a conoscerti, in una primavera dove ti ho timidamente portato con me ovunque, ti ho mostrato questa città che conosci per come è ora, ora che la lingua che ricordi non risuona quasi più nelle orecchie di quasi nessuno.
Ti ho presentato agli amici nel chiostro, e qualcuno ha avuto anche il coraggio di deriderti, ma io lo so, Carletto, che fan così per invidia, perchè si denigra ciò che non si può avere, ciò che non si capisce.
A me di denigrarti non mi è venuta mai voglia, anche quando volevo comprenderti, e mi sedevo lì di fronte a te, per ricevere soltanto fiumi di parole, fulminanti a volte, altre forse evasivi, che mi stordivano, mi ubriacavano e mi facevano perdere il filo.
Poi sai com'è, la vita va avanti, e tu pensi che non puoi passare tutto il tuo tempo a scavare nelle pieghe dei discorsi di un uomo ironico e intelligente, ma distante, come fumoso.
Io lo so che mi capisci, Carletto.
E' per questo che ti scrivo, perchè mi manchi, perchè voglio la mia verità, perchè voglio capirti.
Perchè la prossima volta che sentirò parlare di te, voglio già trovarmi sulle labbra quel sorriso affettuoso di chi richiama nella sua memoria una immagine buffa e gentile, una figura dai contorni netti, voglio poterti chiamare per nome con tutti, ora.
Quindi senti, facciamo che ci si riprova, facciamo che ci si rivede.
Lo so che stare sul tram con me, sulle mie gambe, quando il sole batteva i suoi raggi obliqui sulle tue pagine ti è piaciuto parecchio.
Di pasticciacci brutti ne faccio fin troppi, so che potrei starti simpatica.
Rivediamoci, dai, secondo me prima o poi, ingraniamo.
E vuoi mai, potremmo non lasciarci più.

2.1.08

Sarebbe poi così semplice

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi,
quem tibi finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani.



(grazie all'ispirazione di Sbagliando s'impera)

31.12.07

Considerazioni conclusive

Quest'anno, forse per la prima volta, non ho seguito le previsioni astrologiche di Paolo Fox.
La verità è perchè non mi servono, perchè, pressapoco, a grandi linee so più o meno quel che accadrà tranquillamente senza di lui.
Che poi anche questa è una cretinata, e non posso umanamente avere idea di cosa accadrà...ricominciamo il post.

Quest'anno, forse per la prima volta, non ho seguito le previsioni astrologiche di Paolo Fox.
Mi voglio convincere che sia già un piccolo passo per imparare a lasciarmi andare e a cercare di non controllare tutto, questo sudoku truccato mi ucciderà se non capisco che delle volte il numerino giusto per la casellina giusta non c'è.
Da quel che mi si dice sarà un anno molto proficuo ma, maledetta decade, prenderò le mie belle fregature galattiche dovute a una certa idealizzazione ottimista e sbrilluccicosa dei rapporti sentimentali. Che si perderanno, sempre pare, come lacrime nella pioggia.
Staremo a vedere.
Ricordatemi, nel caso, la cautela, che tra l'altro è tra le mie prime qualità.
O la paranoia, se vogliamo, che è tutt'altro che una qualità, ma il rovescio della medaglia.

L'anno scorso la cautela non me la dovevo imporre. Era un peso che mi portavo sulle spalle, per una fine dell'anno impegnativa, con un prospetto davanti che era anche peggio.
L'anno scorso ero io che guardavo in faccia gli amici di sempre, e sentivo il vuoto bruciante dell'assenza di qualcuno, e sapevo che la strada era tutta in salita.


Quest'anno le priorità sono decisamente diverse, e decisamente lontane da quelle di un anno fa.
Quest'anno i vuoti li sento, ma non so perchè, sento che avrò le forze per riempirli.
Questo ottimismo esasperato per una come me, può portare lontano..anche dove magari sarebbe meglio non andare.
Così, lettori miei, facciamo un patto:
siate le mie orecchie, il mio cervello e la mia coscienza, cosicchè io poi possa scorazzare felice come l'uomo selvaggio di Rosseau.

Ricordatemi che nulla è per sempre, e segnatevi i miei due propositi principali:
devo imparare la leggerezza.
Oltre questo, devo anche imparare la misura, quella che ti fa gioire senza colpi di testa, e che non ti fa impazzire dietro rollercoaster emotivi.
Quando ne sarò capace, saluterò il 2009 con la serenità di Diogene
("Se non fossi Alessandro Magno, chiederei di essere Diogene..."-e io non sono Alessandro Magno, nemmeno, tra l'altro-).
Sarebbe carino rileggere questa pagina tra dodici mesi, e trovarmi salda nelle decisioni che avrò preso, senza il cuore in pezzi e con dell'esperienza in più che, semplicemente, mi avrà fatto diventare una persona migliore senza indurirmi troppo.

Buon 2008, bloggers

26.12.07

Istantanee

Perchè scrivere, quando qualcuno ha scritto per te (l'ho già detto, e lo ripeto)
Sottolineerei tre cosette:

il sudoku che non torna
e quello che era scritto a penna
è già da cancellare
è come l'amore
[..]
Baci, baci ed abbracci
che diventano lacci
e più diventano stretti
più nascondono impicci
[..]
ma poco dopo risorgi
solo che non ti accorgi
dei sorrisi posticci
dei pensieri che scacci
delle cose che lasci
[..]
Questo è un po' il sapore
del tutto compreso
inclusa la consumazione
io l'ho già bevuta
eppure ho ancora troppa sete
soprattutto quando tu mi uccidi
ancora ancora

23.12.07

Luna piena

Questa notte è notte di luna piena.
Me lo ricorda il mio corpo che tutto si sveglia, duole e comanda.
Me lo ricorda la mia mente, portata a spasso dai più piccoli dubbi.
Me lo ricorda Xandre, il folletto comprato alla fiera di Natale, che ora custodisce il mio più grande desiderio, e che lo deve comunicare proprio a Sorella Luna.
Me lo ricordano queste mani di giovane donna che mi porto dietro, che accarezzano quelle di mio padre e quelle di una cara amica, che cercano di stringere ma non troppo, di trattenere senza spezzare.
Me lo ricordano le lacrime che porto in tasca, e che forse sono soltanto la mia personale alta marea, che stasera lontano da qui si spanderà sulle spiagge gelate.

Stanotte è notte di luna piena, ed è così dannatamente femminile e potente, la luna, che la sento davvero nonostante le nubi, nonostante le parole che viaggiano attraverso i telefoni, nonostante tutto.
O luna, luna tu, si cantava da bambini....mi raccomando, stai dalla nostra parte...quella di noi donne, combattive e disperate, speranzose e fragili, noi donne albicocca e noi donne noci , noi che piene di graffi ci rialziamo ancora per buttarci nel rovo, perchè prima o poi riusciremo a trovarla, una mora dolce dolce che quando si scioglie sulla lingua ti ripaga di tutto.
Illumina.

5.10.07

Ooops, I did it again

Il punto è che ogni tanto mi capita di incrociare parole.
E di amarle.
E generalmente, questi incontri, sono fulminanti e struggenti e mi toccano qualche corda dentro, la spostano per sempre, il più delle volte.
Ho addirittura il sospetto che, in qualche modo, mi facciano crescere.
Stavo allegramente guardando la tv, pigra come poche, ero addirittura lì ad abruttirmi su Zelig, quando, memore di un consiglio, ho girato su La7.
E lì l'ho visto, sì, va beh, ma soprattutto l'ho sentito parlare.
Mi vergogno un po' a dirlo, ma ho preso appunti.
Antonio Scurati è un uomo non bellissimo, ma molto interessante, con gli occhi chiari e penetranti; pensa prima di aprire bocca e poi, con voce calma e pacata, con quella sicurezza profonda e colma di pace dei pensatori, sostiene di essere un uomo passionale.
La Bignardi irride, dubita, io languisco.
Perchè si vede. Il passionale non è l'uomo che rovescia i tavoli, ma l'uomo che lentamente, dolcemente, lascia scivolare le parole giuste dalle labbra, che sa sceglierle e sa usarle.
L'uomo passionale è l'uomo che conosce l'amore, che forse ne ha paura, ma che ha la voglia e la determinazione di avvicinarcisi, di guardarlo, il vuoto, di sentirli, i sentimenti.
Un uomo che ammira la "disperata sensualità" italiana, che ama la sua compagna e la protegge dal gossip becero, un uomo che dice "ho sognato per anni, cerebralmente, di essere passionale, e ora lo posso finalmente essere", che sta dicendo quello che penso io (che sono ancora alla fase cerebrale, è ovvio).
Un uomo che conosce la paura che una donna libera può fare, che vede i rischi della libertà, che così tanto ci avvicina al nulla, al nichilismo (quello che, per lui, è ben rappresentato da sex and the city: un giorno si innalza un valore, il giorno dopo via, un altro).
Non si vergogna di dire che potrebbe innamorarsi di una studentessa, un uomo che ha deciso "di abbandonare i piaceri più facili per quelli più difficili".
Insomma, un uomo di quelli che piacciono a me.
E che riconosce l'amore, soprattutto, nelle misure in cui lo riconosco io, come struggimento, come aspirazione, come tensione che cerca di trascendere tempo, luoghi,qualunque condizione morale.
Poi, cito, si "finisce a fare i cinici all'happy hour, negando di amare, negando di provare niente, ma in realtà non siamo mai tanto vivi come quando la nostra fibra più intima freme verso qualcuno, verso qualcosa".

Se ancora non vi ho convinto, vi avviso che ha detto che Federico Moccia è nemico della società letteraria, e pare descriva "pompini risorgimentali" da brivido.
Vorrebbe che la sua donna gli chiedesse un figlio, prima o poi, ed ha una idea contorta ed estremamente affascinante della figura del letterato.
Sospiriamo.

Due difetti: dicono che il libro sia pesantissimo (sarà il mio prossimo acquisto) e non si vergogna immensamente di avere prestato un tale intelletto a un luogo come lo IULM. Molto male.
Ah, quando ho scoperto che ha 38 anni ho quasi avuto un mancamento. C'è qualcosa che non va in me, è chiaro.

Studentessa, portami da te, portami da lui, voglio vederlo da vicino.
Intanto, queste scoperte mi danno speranza: lo so che ci sei, piccolo uomo perfetto, da qualche parte. Il tempo di scovarti e ti lego a me per sempre.

Update:
mi sono informata un po'. Oddio, di critiche ne piovono. Che ci volete fare, m'infiammo per un nonnulla, quindi questo post rimane, eccome se rimane. Che è tra l'altro pieno di cose che credo vere e suggestioni autentiche. Mi sa che il libro non lo compro. Lo prendo in biblioteca. E poi mi faccio un'idea, che alla fine parto sempre in quarta con tutto, e mi tocca generalmente frenare in curva...

3.10.07

Scommesse personali (aka uso privato di blog pubblico)

Io e studentessa, tempo fa, facemmo una scommessa.
Stasera, parlando con la sorè, mi sono accorta che o prendo la situazione in mano ora, o diventerà abbastanza insostenibile...per cui metto le mani avanti.
Studentessa adorata, la scommessa non l'hai ancora vinta (tranquilli, quando succederà saprete tutto) e quindi io non manterrò quanto pattuito.
Ma siccome l'hai quasi vinta, io manterrò, quasi, quanto pattuito.

Ahimè come ritorna
sulla frondosa a mezzo luglio
collina d'Algeria
di te nell'alta erba riversa
non ingenua la voce
e nemmeno perversa
che l'afa lamenta
e la bocca feroce

ma rauca un poco e tenera soltanto...
(da Diario D'Algeria, V.Sereni)

So bene che le mie parole non sono un granchè,quindi uso quelle di qualcun altro. E siccome non hai vinto la scommessa, non vi fornirò la chiave per capirne il significato personale. Ma ognuno può dare quello che più è vicino alla sua anima,dipingere le parole con le suggestioni che preferisce, per questo ho pensato di pubblicarla.
Chi può intendere, intenda.


Ps.
Tranquilla, Studentessina, che se le cose vanno in un certo modo, provvederò a saldare il conto, che io, le promesse, le mantengo. :)