31.10.07

Perchè farlo

Perchè ho lavorato sodo.
Perchè ho superato ostacoli inaspettati, snervanti, ostinati.
Perchè la Carissima Amica sicuramente sarà lì in prima fila a ostentare una durezza che un po' le appartiene, ma che si sente impregnata di affetto.
Perchè così costringo Amichetto Forzista a vestirsi bene, santo cielo.
Perchè lo faccio per Lui.
Perchè l'ho promesso anche all'Altro, quello un filino più terreno.
Perchè nello stesso momento lo promettevo a Dio, se Dio mi stava ascoltando quella notte fredda di marzo.
Perchè mia nonna sia orgogliosa di me.
Perchè comunque vada, sarà un successo.
Perchè è solo passando per il fuoco che ci si purifica, no?
Perchè poi si apre tutta una serie di cose...che non conosco ancora.
Perchè sono in grado di farlo.


Ora devo solo tenere duro e fare il mio bel conto alla rovescia, che i numeri a due cifre sembrano alti ma invece il tempo passa in un soffio, e in un attimo dovrò essere faccia a faccia con il mio passato, il mio presente e il mio futuro.

29.10.07

Tanto va la gatta al lardo

Io devo smetterla con tutte queste scommesse, che faccio a destra e a manca e poi quando capita che le perdo sono sempre un po' in bilico...
Saranno almeno due settimane che dico "no, per questi imbecilli lo stage non lo faccio, sarà mica formativo, dai, portare il caffè in un ufficio dove nemmeno imparo niente, e non è nemmeno prestigioso...se mi chiamassero alla [inserisci nome di grande industria editoriale qui], allora gli pulisco anche i pavimenti.."
Stamattina ero svaccata sul divano in modalità riposo che mi chiamano sul cellulare... "Salve, siamo della redazione di [inserisci di nuovo nome di famosa industria editoriale che però, aiutino, eticamente mi sta sui coglioni]...potremmo fissare un appuntamento?"

Ehm. Certamente.
Poi vediamo, anche perchè non mi hanno anticipato nulla.
Temo davvero che dovrò tenere un bello spazzolone in mano per un po'.

25.10.07

Ultimamente

Sono giorni difficili, grigi e freddissimi, di quelli dove i piedi ti si zuppano nei primi dieci minuti in giro,e poi dovrai trascinarteli così tutto il giorno.
Guardi in alto dal treno, cercando sull'ipod la musica adatta, e davvero in alto sembra abbiano sostituito il cielo di una volta con una lamina di acciaio che preclude ogni evasione, anche mentale, che quasi ti fa mancare l'aria.
Il daffare però no, quello non manca mai, e come palline di un flipper ci si muove e ci si adatta alle situazioni: amica affettuosa in un incontro a quattro tanto inaspettato quanto ben riuscito, un minimo maliziosetta con colui che ogni volta che mi saluta sbaciucchia abbondantemente condendo di apprezzamenti, una buona studentessa che scrive a velocità folli i pensieri dei sociologi di massa, un'ottima candidata a un lavoro di account che, si è poi scoperto, è davvero troppo per le mie disponibilità (di tempo, ovvio).
Si arriva a casa con i piedi zuppi e doloranti, con la testa piena, poca voglia di parlare, ancora meno di essere abbracciata, toccata, coccolata.
Della serie meglio lasciar perdere.
Ma poi non è vero, perchè finisce che mi metto a piangere tra le coperte senza averne nemmeno chiaro il motivo, che sia stanchezza o la mancanza di quell'abbraccio che, sono sicura, ci metterà ancora molto ad arrivare.

20.10.07

Si sta scherzando, vero? Vero? VERO!?

Copincollo da Klava che copincolla da Grillo:

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.


Ora chi sa spieghi, perchè detta così è una cosa fuori dal mondo.

18.10.07

Pro e contro

Pro:
-Passare un ottimo pomeriggio con una persona ben conosciuta, ma mai vista prima, e sentirla una cosa così normale da riuscire a integrarla perfettamente nella mia vita. Sappiamo la prossima tappa, Studentessa. E prima ancora, ci sono un sacco di cose sulle quali voglio il tuo parere. Ovviamente, stavolta evitiamo il gelato alla meringa e cerchiamo il cioccolato equosolidale.
- Guardare Drrt, e pensare che è una gran bella serie
- Sapere che le procedure per la laurea e compagnia bella procedono per bene
- Sapere di essere ancora giovane e spendibile sul lavoro.

Contro:
- Sentirmi dire che sì, la magistrale è fuffa assoluta, serve soltanto se vuoi lavorare in concorsi statali (ok, non è il mio sogno..però meglio che un calcio in culo, direi)
- Sentirmi dire che è ora di iniziare a immagazzinare esperienza (lo voglio fare, davvero)
- Chiedersi dove sto andando, se sto facendo le scelte giuste, se invece è tutto da cambiare.
- Scoprire che certi pregiudizi non sono figli dell'affetto o della sua mancanza: sono semplicemente gli strascichi di una mentalità probabilmente immodificabile, ed effetto delle leggerezze, della fiducia infantile che a volte viene fuori da qualche anfratto della mente della sottoscritta. Ogni tanto mi fido troppo e chiudo gli occhi. Meglio tenerli aperti.


Tutto sommato, per ora, il bilancio non è troppo male, comunque.

16.10.07

Supposizioni umorali

Avviso ai lettori: post non oggettivo.

Forse amo troppo poco.
Non mi riferisco ovviamente alla solita banalità (chiamiamola banalità, vah) dell'amore di una donna per un uomo, non sto parlando nè di attrazione fisica nè di dedizione a una persona.
Amo troppo poco in generale.
Non ho più il dono di stupirmi e rallegrarmi per le piccole cose; non ho obiettività, non mi esaltano i miei risultati, voglio di più, ancora di più.
Sono bulimica, emozionalmente.
E niente basta e tutto scorre.
Non mi sento affascinata dalle cose che faccio, non mi avvolgono, non prendono possesso della mia testa.
Vi confesso, invece, che io li amo, i pensieri prepotenti; mi piacciono le immagini arroganti che scansano tutto il resto e si piazzano nel centro del mio cervello e della mia giornata, mi piacciono gli aforismi inaspettati che stringerò in mano fino alla prima occasione, adoro le immagini che mi ossessionano e che mi fanno impazzire d'amore, d'amore per loro.
Ecco, sono asciutta.
E sì, questa nazione è brutta e io sono senza volontà, giusto per il gusto della citazione.
Magari non è vero, ma ora vedo tutto così.
E mi sembra di scorgerle, le cose, il mondo, che si colora e che si muove come a sforzarsi di farmi capire quanto in tutto ci sia bellezza e grazia...io però sbatto le palpebre, e vedo soltanto le apparenze, con la solita faccia concreta che hanno, una facciata mediocre impregnata di compromessi e di colori opachi, un'aspetto sciupato, come di libri sfogliati troppe volte, e nemmeno di vera poesia.

Dovrei innamorarmi di nuovo.
Sono convinta che la mia vita farebbe il grande salto.

13.10.07

Ehm. (Oh, yes. Snob.)

i am an indie snob!




How indie are you?
test by ridethefader

You're just too cool for school, aren't you? You're pretty narrow minded
and opinionated with regards to music (and probably most other things
as well). But you're allowed to be, because you really are better
than everyone else. You take pride in obscurity.
You probably prefer vinyl too, you elitist bitch.


Uhm, ne dubito, ma considerato che se ne parlava ieri sera nel post-teatro, io copincollo il risultato.
Uhm.
(pondera la possibilità di coprarsi occhialigrossi)

Il sorriso di Dafne

D'amore e di morte, come tutte le volte che è necessario interrogarsi profondamente sull'uomo, si va a parlare.
E se ne parla attraverso dialoghi mai banali, spesso fulminanti, se ne parla seminando aforismi preziosi e tenerissime premure familiari.
Se ne parla quando ci si trova, quasi, a toccare con le dita quella pioggia che diede energia sufficiente a un amore lungo e tormentato, che non si è mai arreso nè alla distanza nè alla volontà degli amanti.
Si sentono entrambe le pulsioni intrecciate in un groviglio dal quale è impossibile districarsi, ma dal quale, un po', lo spettatore non vuole districarsi, tra un sorriso mesto grazie alla bontà semplice di Rosa e un sorriso un po' più obliquo dovuto alla visione disincantata e terribilmente condivisibile del geniale botanico Vanni.
Davanti a tutto questo sta Dafne, pianta incantevole ed incantata, che presterà la sua essenza per concludere la vicenda con un tragico e dolcissimo lieto fine.

IL SORRISO DI DAPHNE
Premio "Enrico Maria Salerno" 2004
Premio "ETI-Gli Olimpici del Teatro" 2006
Premio Ubu "Nuovo testo italiano" 2006
con Vittorio Franceschi, Laura Curino, Laura Gambarin
scene Matteo Soltanto
costumi Carolina Olcese
musiche Germano Mazzocchetti
regia Alessandro D'Alatri

10.10.07

Bollettino delle ventuno

  • Sono molto, molto stanca.
  • Ok, devo iniziare a pensare seriamente a un modo per uscire con dignità da quella famosa scommessa.
  • Sì, vuol esattamente dire che le cose, bene o male, procedono.
  • Uno spettro si aggira in casa mia. Sospetto sia mio padre. Evviva le cortine di ferro, comunque.
  • Stanno costruendo un altro palazzo nei dintorni. Presto non vedrò più il cielo. E allora mi sono ricordata di qualcuno che mi raccontava di una vita che non ho ancora vissuto, dove guarderò il mare da un porticciolo di provincia bevendo caffè solubile. Per un attimo, ho desiderato fosse vero. E che fosse veloce a venire.
  • Zoppico senza accorgermente, forse barcollavo dalla stanchezza, ma in ogni caso, la cosa mi inquieta.
  • Ho un abbonamento a teatro, yuppy!
  • Ho un'altra giornata impossibile davanti da affrontare, e tuttavia mi rendo conto che questa è l'unica vera strada da percorrere. Testarda e marmorea quanto più possibile, ecco cosa devo essere.
  • Voglio le coccole.

8.10.07

Per qualcuno

Ci sono delle cose che non ci diremo mai.
Non lo faremo, perchè le sappiamo troppo bene, e sappiamo che c'è una strana reazione chimica, tra l'aria e certe parole, che le fa suonare diverse.
Delle volte però io ci penso.
Guardandoti un po' di traverso, giocando, rendendomi conto che la mia spalla ha la forma perfetta per essere stretta dalla tua mano.
Sapendo che quando sei duro è anche per il mio bene,perchè anche tu, istintivamente, vivi sapendo quando ridere, quando improvvisamente mostrarti mansueto, quando coccolarmi e quando prendermi in giro.
Perchè noi due viviamo su un filo, ed è giusto così.
Ogni tanto si pende da un lato o dall'altro, ogni tanto si trattiene il respiro, ogni tanto si ride di gusto.
Ogni tanto lasciamo che il silenzio e la libertà ci suggeriscano nuove strade, grandi amori.
Poi basta sorridersi.
E tutto torna al suo posto, senza doppi sensi e senza finte freddezze.
Non è amore, è qualcosa che non esiste in molti rapporti, ma in più di uno di sicuro. Non è un sentimento esclusivo, ma sicuramente destinato a pochi, pochissimi eletti.
Chiamalo come vuoi, ma delle volte è proprio ciò di cui ho bisogno, per ricordarmi che la mia vita non è quella degli altri, per ricucire due ferite, per quanto sappia che il filo è sottile e si spezzerà alla prima ondata, riaprendole di nuovo.
Forse prima o poi grazie dovrei dirtelo.
Ma tanto so che lo sai.

7.10.07

Il pelo che non ho

Sullo stomaco, è ovvio.
Accendo l'ipod e Uri Geller riprende da dove l'avevo lasciata.
Striscio il pollice sul circolino bianco finchè non sento nulla nulla nulla se non la musica, se non la chitarra, la batteria e la voce.
Nulla.
Niente più di quel che ho visto oggi.
Mi beo nella sensazione anestetica,e guardo fuori.
Devo uscirci, da sto posto, e devo uscire sopratutto da quest'empasse.
Temo che si impari così, sanguinando.

Post Random

Quella canzone non mi voleva lasciare in pace.
Non mi ha lasciata mentre la testa si fermava su un particolare assurdo, ridicolo forse, che mi è tornato in mente così, a causa della solita, lunghissima, catena di collegamenti mentali.
Irrompere rigorosamente in ritardo nella macchina degli amici di sempre giustificandosi con "Scusate, è che non mi ricordavo quale fosse la teoria di Parmenide" forse mi ha fatto passare per una snobbettina, ma era la verità, mi ero persa in viottoli mentali che sapevano di liceo e di cultura, quella cultura che noi sbandieravamo con la classica frase "la filosofia non serve a niente, perchè non è serva di nessuno".
Per fortuna chi guidava,e anche gli altri, mi conoscono troppo bene e sanno agevolmente bilanciarsi tra i miei attacchi di nozionismo, i miei attacchi di irrazionalità e i miei attacchi, forse più frequenti, di idiozia pura e ruspante.
Pare che Parmenide fosse quello del "tutto a misura di uomo". Una cosa simile, magari spulcio domani l'Abbagnano, ma non ora.
Poi dalla filosofia siamo passati alla cucina, una tavola rotonda dove è passato di tutto, dai bucatini gamberi e porcini della sottoscritta alle farfalle panna piselli e salsiccia, a mille altre cose assurde che ovviamente abbiamo diviso in fraterna comunione di beni, fino a che l'unico rumore che si sentiva era quello delle mandibole.
Stasera era la sera delle mie parti avversarie.
Si elogia Demostene -e va beh, lasciamo perdere le Filippiche-
Si elogiano gli Spartani -e va beh, filoateniese per forma mentis, ma pazienza-
Si elogiano i fumetti giapponesi -dicevamo, di Topolino?-
Si elogiano le alte sfere religiose -no, cazzo, no, qui ci si ferma.-
Parte una discussione di quelle accese, come non capitava da quanto..tre,quattro anni? Protagonisti molto simili, forse cresciuti, forse un po' invecchiati, se si può dire così tra i ventidue e i ventiquattro anni.
Taccio, un po' per moderazione un po' perchè ricordo la vis polemica di tre/quattro anni prima di un interlocutore, mi guardo intorno, riprendo possesso dei visi, delle voci, dei gesti che non vedevo da due settimane.
Due settimane sembrano poche, ma per i rapporti quotidiani sono tante, comunque, non tantissime, ma un po', e fa piacere ritrovarsi ancora, per caso, a parlare all'unisono con Carissima Amica.
Fa piacere riconoscere vicendevolmente i difetti con quella tenerezza tipica di chi sa perfettamente che è soltanto una parte, minima, della persona che si ha davanti. Ti fa davvero pensare che sia una parte minima.
E allora anche parlare due ore sul ciglio di una delle strade più affolate di Milano ha un senso, anche se Carissima Amica deve fare pipì, anche se tu speravi di meglio, anche se quello che pontificava prima continua a pontificare nonstop.
Da Parmenide a Spinoza, da Hume al buon Kant, fino a finire a una critica agli intellettualoidi di oggi.
Il punto, è che siamo noi.
Riconosciamoci e ricominciamo a ridere e a parlare di Topolino, della canzonetta che non abbandona il mio cervello, perchè ha ragione il mio professore, e l'unico modo per non vivere in un inferno è mescolare sacro e profano e esercitare la virtù dell'elasticità, per prima cosa tra di noi.

5.10.07

Ooops, I did it again

Il punto è che ogni tanto mi capita di incrociare parole.
E di amarle.
E generalmente, questi incontri, sono fulminanti e struggenti e mi toccano qualche corda dentro, la spostano per sempre, il più delle volte.
Ho addirittura il sospetto che, in qualche modo, mi facciano crescere.
Stavo allegramente guardando la tv, pigra come poche, ero addirittura lì ad abruttirmi su Zelig, quando, memore di un consiglio, ho girato su La7.
E lì l'ho visto, sì, va beh, ma soprattutto l'ho sentito parlare.
Mi vergogno un po' a dirlo, ma ho preso appunti.
Antonio Scurati è un uomo non bellissimo, ma molto interessante, con gli occhi chiari e penetranti; pensa prima di aprire bocca e poi, con voce calma e pacata, con quella sicurezza profonda e colma di pace dei pensatori, sostiene di essere un uomo passionale.
La Bignardi irride, dubita, io languisco.
Perchè si vede. Il passionale non è l'uomo che rovescia i tavoli, ma l'uomo che lentamente, dolcemente, lascia scivolare le parole giuste dalle labbra, che sa sceglierle e sa usarle.
L'uomo passionale è l'uomo che conosce l'amore, che forse ne ha paura, ma che ha la voglia e la determinazione di avvicinarcisi, di guardarlo, il vuoto, di sentirli, i sentimenti.
Un uomo che ammira la "disperata sensualità" italiana, che ama la sua compagna e la protegge dal gossip becero, un uomo che dice "ho sognato per anni, cerebralmente, di essere passionale, e ora lo posso finalmente essere", che sta dicendo quello che penso io (che sono ancora alla fase cerebrale, è ovvio).
Un uomo che conosce la paura che una donna libera può fare, che vede i rischi della libertà, che così tanto ci avvicina al nulla, al nichilismo (quello che, per lui, è ben rappresentato da sex and the city: un giorno si innalza un valore, il giorno dopo via, un altro).
Non si vergogna di dire che potrebbe innamorarsi di una studentessa, un uomo che ha deciso "di abbandonare i piaceri più facili per quelli più difficili".
Insomma, un uomo di quelli che piacciono a me.
E che riconosce l'amore, soprattutto, nelle misure in cui lo riconosco io, come struggimento, come aspirazione, come tensione che cerca di trascendere tempo, luoghi,qualunque condizione morale.
Poi, cito, si "finisce a fare i cinici all'happy hour, negando di amare, negando di provare niente, ma in realtà non siamo mai tanto vivi come quando la nostra fibra più intima freme verso qualcuno, verso qualcosa".

Se ancora non vi ho convinto, vi avviso che ha detto che Federico Moccia è nemico della società letteraria, e pare descriva "pompini risorgimentali" da brivido.
Vorrebbe che la sua donna gli chiedesse un figlio, prima o poi, ed ha una idea contorta ed estremamente affascinante della figura del letterato.
Sospiriamo.

Due difetti: dicono che il libro sia pesantissimo (sarà il mio prossimo acquisto) e non si vergogna immensamente di avere prestato un tale intelletto a un luogo come lo IULM. Molto male.
Ah, quando ho scoperto che ha 38 anni ho quasi avuto un mancamento. C'è qualcosa che non va in me, è chiaro.

Studentessa, portami da te, portami da lui, voglio vederlo da vicino.
Intanto, queste scoperte mi danno speranza: lo so che ci sei, piccolo uomo perfetto, da qualche parte. Il tempo di scovarti e ti lego a me per sempre.

Update:
mi sono informata un po'. Oddio, di critiche ne piovono. Che ci volete fare, m'infiammo per un nonnulla, quindi questo post rimane, eccome se rimane. Che è tra l'altro pieno di cose che credo vere e suggestioni autentiche. Mi sa che il libro non lo compro. Lo prendo in biblioteca. E poi mi faccio un'idea, che alla fine parto sempre in quarta con tutto, e mi tocca generalmente frenare in curva...

4.10.07

A day in life

La Paura è un demone, sul serio.
Uno dei peggiori, perchè è invisibile e perchè tutti, ma proprio tutti, ne negano la presenza.
Striscia tra le caviglie delle persone e ama farle inciampare, pervade tutti i posti e ti mostra delle immagini fin troppo chiare appena chiudi gli occhi nel letto.
E' stata la Paura, questa mattina, a mettermi contro mia madre, perchè questo è uno dei suoi poteri: quello di separare le persone o di unirle, quello di farci chiudere ognuno nel proprio terrore, o amplificarlo in un grande terrore collettivo.
E' finita a porte sbattute in faccia, perchè una figlia ha bisogno ogni tanto di un abbraccio, di una carezza sui capelli, mentre mia mamma preferisce da sempre un metodo più militare, schiaffandomi sul viso tutto il male e il dolore inevitabile, come una crudelissima dimostrazione d'amore.
Non ho trovato quell'abbraccio nelle code in segreteria, e non l'ho trovato nemmeno nell'sms riparatorio che mi ha mandato qualche ora dopo.
Voleva aiutarmi a ricacciare indietro i demoni, lo capisco, lo apprezzo, tutti noi ci si prova in fondo: il sistema migliore è concentrarsi sul qui ed ora, ma non è facile, perchè generalmente, questi demoni, fanno parecchia resistenza.
Mi sono trovata non so come in una chiesa.
Non me ne vogliano i miei amici ateissimi, era un luogo di pace, di silenzio, dove si poteva piangere e immaginare di sentire una carezza sulla testa da parte di Dio.
Le vecchine andavano a confessarsi, stavano ore inginocchiate davanti al confessionale..che diavolo avranno le vecchine da confessare, dico io? Forse la loro solitudine, o forse l'invidia per quella vita fresca che vedono nel mondo, non lo so.
Ho fatto un paio di conti e ho capito che se proprio dovevo confessare qualcosa era la mia paura, e che quella, in caso di esistenza divina, era già vista e presa in esame da tempo, senza chiese, senza confessionali, senza strani preti che camminavano declamando parole in latino, lasciandole scoppiare nell'aria come bolle di sapone.
Sono uscita, volevo andare a casa, ma ho ricevuto un invito.
E ci risiamo, ancora io e lui, ancora lì, ascolto chiacchere e complimenti, e mentre mi parla lo scruto, per cercare quel difetto, quel qualcosa che non scatta.
Non lo trovo, perchè semplicemente non c'è. Sono io che non scatto, non è lui.
Torno a casa, dormo, mi quieto, ma basta un telefono che suona a vuoto per risentire l'angoscia grattare le pareti della gola, e subito parte una sequela di telefonate, c'è da tirar su la giacca e andare a controllare, andare a cercare, andare a vedere, il cellulare ostinatamente attaccato all'orecchio per controllare, fino alle parole di una vicina che sciolgono il ghiaccio, e permettono di rallentare il passo.
Durante il ritorno La vedo camminare davanti a me, corro, non importa se zoppico più del buon Filippo II da un paio di settimane, corro lo stesso e la guardo, le parlo, a sorriso rispondo con sorriso.
Per ora, per adesso, l'abbiamo scampata.
Augurandoci di scamparla così ogni giorno, per ancora una eternità e mezza.
Staremo attenti e vigili per non farci trovare manchevoli, per non lasciare spazi aperti, come spifferi, per chiudere le porte alla Paura.
Passerà anche questa e presto tireremo un sospiro di sollievo, il trucco è guardare la realtà e lasciare perdere ogni pensiero inutile, ogni lambicco della mente superfluo, malvagio.


ps.
Tutto questo per dire che non ho battuto il malefico Ultimo Capitolo nemmeno oggi ;)

3.10.07

Oltre la misura

Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare a Platone
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione
(G.G.)
Allora, innanzitutto, non mi è mai stato simpatico.
I motivi sono migliaia, ovviamente, ma se non la vogliamo buttare in politica (in fondo è SOLO il Ministro della Giustizia) possiamo dire che non apprezzo affatto il modo in cui utilizza la sua cultura filosofica, provando soltanto a galleggiare, qualsiasi sia il vento che tiri.
Inoltre, rimanendo coerente alla sua filosofia, secondo la quale si può attaccare la persona ma non i suoi affetti, faccio presente che lui ha insultato una delle persone che intellettualmente stimo di più -stronzo, insomma, ci sarà lui-. Se una domanda va posta a molte persone, e non solo ad una, non vedo perchè quando se ne ha una sotto mano non la si possa porre, ecco.
Dulcis in fundo:scopro che ha un blog (teribbbbile) e che ha deciso, sempre rimanendo in tema di blogosfera, di chiedere l'oscuramento di un gruppo di personaggi sapidi che lo hanno preso in giro.
Ora, a casa mia alla fin fine si chiama censura.
E per di più nutro dei pregiudizi, ve lo dico pure.
Scelgo allora di veicolare il messaggio di questi suoi detrattori, che probabilmente non avevano messo in conto una simile permalosità, e metto nel mio piccolo in risalto la notizia.
A me i vittimisti e i piagnoni generalmente irritano.
Se poi sono ricchissimi, cerchiobottisti e clientelari, mi irritano incredibilmente di più.

Scommesse personali (aka uso privato di blog pubblico)

Io e studentessa, tempo fa, facemmo una scommessa.
Stasera, parlando con la sorè, mi sono accorta che o prendo la situazione in mano ora, o diventerà abbastanza insostenibile...per cui metto le mani avanti.
Studentessa adorata, la scommessa non l'hai ancora vinta (tranquilli, quando succederà saprete tutto) e quindi io non manterrò quanto pattuito.
Ma siccome l'hai quasi vinta, io manterrò, quasi, quanto pattuito.

Ahimè come ritorna
sulla frondosa a mezzo luglio
collina d'Algeria
di te nell'alta erba riversa
non ingenua la voce
e nemmeno perversa
che l'afa lamenta
e la bocca feroce

ma rauca un poco e tenera soltanto...
(da Diario D'Algeria, V.Sereni)

So bene che le mie parole non sono un granchè,quindi uso quelle di qualcun altro. E siccome non hai vinto la scommessa, non vi fornirò la chiave per capirne il significato personale. Ma ognuno può dare quello che più è vicino alla sua anima,dipingere le parole con le suggestioni che preferisce, per questo ho pensato di pubblicarla.
Chi può intendere, intenda.


Ps.
Tranquilla, Studentessina, che se le cose vanno in un certo modo, provvederò a saldare il conto, che io, le promesse, le mantengo. :)

Ritorno a Bayside School

Avevo sette anni, e guardavo Bayside School.
Non so se qualcuno di voi se ne ricorda: storielle adolescenziali per adolescenti, made in usa.
C'era il muscoloso, il secchione, il figo. C'era la ragazza pon pon, quella intelligente, quella vanitosa.
Amavo disperatamente il figo, ovvio, e mi rispecchiavo nella tizia intelligente, e ho passato forse un anno della mia infanzia a gioire dell'unico momento, in anni di telefilm, in cui si baciano per sbaglio.
E' stato lì, forse, che ho capito che certi uomini a me si accosterebbero solo per caso, per sbaglio, o meglio,per abbaglio.
Finora è accaduto più o meno così, ma si sa, mai dire mai.
Fatto sta che cullavo questa ossessione come tutte le mie ossessioni, in silenzio, e proteggendola dal mondo e a volte anche da me stessa.
Bene, quell'anno, a Pasqua, andammo in un agriturismo in toscana. Ricordo che non c'erano edicole ma la sera, mentre visitavamo Pisa, papà ne trovò una e mi comprò Topolino.
Appiccicata al finestrino, lo ricordo come se fosse ieri, l'ho sfogliato e in un angolo, in una pagina dedicata alla televisione, c'era la fotina sorridente e smargiassa del biondo del telefilm.
Chiusi topolino e con la penna nuova, quella con la Torre di Pisa che si muoveva in un liquido nel tappo, feci un lievissimo segno sulla copertina del fumetto.
Non lo aprii quasi mai più, se non, forse, un paio di volte nei mesi successivi, per onorare quella piccola foto.

Ecco, mi sono accorta di avere fatto, in maniera molto meno infantile e ossessiva, fortunatamente, e forse in maniera più metaforica, un gesto simile.
Forse la naturale continuazione di quello della passata me bambina, ora cresciuta, credo, ma non troppo, che ancora alloggia da qualche parte nella mia anima.

2.10.07

Studentessa universitaria

Ma com'è bella la vita del frequentante.

Niente a che vedere con quella cosa atroce e alienante che è fare il topo da biblioteca sperando fortissimamente nella bontà delle sfere celesti...che poi è una vita che faccio ancora (quasi) a tempo pieno, ma adesso, ah, adesso è diverso.
Adesso il mattino puoi sederti accanto ai tuoi amichetti e ascoltare un uomo fantastico, che assomiglia a Lucarelli a sessant'anni, che ti spiega quanto l'intellettuale, oggi, "non lo caghi nessuno" (cit.).
E ti spiega anche che fare lo snobbettino che guarda la società di massa dalla sua torre d'avorio non solo ti rende ridicolo, ma anche estraneo al mondo, antipatico, e fondamentalmente inutile.
Lui, per dire, ti fa fare grandi risate e ti parla di Vittorio Sereni con così tanta passione da portarmi finalmente a comprare una sua benedetta antologia, che ne sentivo il bisogno.

Poi si pranza schivando i wannabe laureati, gente caruccia caruccia che se vuoi dargli diciott'anni devi fare uno sforzo di fantasia, pensi a quanto sei vecchia ormai tu, pensi che devi rimetterti a fare il topo da biblioteca se vuoi diventare dottoressa, ricominci con le suppliche alle sfere celesti, e via, che siamo nel solito loop.

Però, quando finirà (e finirà) come sarà ancor più bella, la vita (leggi: dolce far niente) del frequentante.