29.5.06

Tra Palco e Realtà

Si può dire di tutto su Ligabue,e non è di questo che voglio parlare.
Quello che è innegabile,è che le sue canzoni fanno parte della cultura popolare italiana,e se qualche alternativo incredibilemente alternativo vuole venire a dirmi che non ha mai ascoltato Ligabue, verosimilmente sta mentendo.
Quello di sabato è stato un concerto molto diverso da quello che mi sarei aspettata: non conosco tutte le sue canzoni,e ultimamente ho perso molto dei suoi album,quindi già ero preparata a guardarmi intorno con aria dispersa,nel grande Stadio Meazza (che da dentro,così grande non sembra).

Invece,sorpresa delle sorprese,il nostro ha inanellato una dopo l'altra le canzoni che più hanno avuto a che fare con la mia vita. E credetemi,un paio di volte non è stato facile trattenere le lacrime.
E un paio di volte non ho nemmeno trattenuto le risate.
Avevo 10 anni,anno più anno meno,quando uscì una delle sue canzoni. E ne avevo forse un paio in più quando la canticchiavo,in uno strano gioco di specchi,vedendo riflessa la mia vicina di casa,certo,ma delle volte anche me stessa.Ero in mezzo a tutte le mie scuse senza saper per cosa,sempre senza disturbare che non si sa mai.
E forse lo devo ringraziare anche un po',il Liga,se piano piano,strato dopo strato,mi son tolta quella armatura di esserino con gli occhiali e i vestiti troppo diversi da quelli degli altri,che rispondeva altezzosa semplicemente perchè aveva una paura boia di quel che aveva intorno.
Grazie al cielo,però,quella è stata una parentesi,e il concerto,andato avanti,mi ha ricordato una persona diversa,speciale,un altro momento. L'amore conta,dice la canzone, eppure quando la sento mi fa pensare a questo qualcuno,che l'amore l'ha trovato senza di me (anche se prima credeva fossi io). Io e lui ne abbiam vista qualcuna,vissuta qualcuna,ed abbiamo capito per bene il termine insieme. E un po' mi son sentita una merda,che son due settimane che non lo sento. Ma lo so, che il nostro legame conta. Al di là dell'amore.
E saltando a piè pari emozioni durate un secondo,sfido chiunque a sentire l'odore del sesso senza pensare a qualcuno. Io la sua faccia l'avevo ben stampata nella retina degli occhi,e anche la sensazione di "proprietà" che mi ha lasciato addosso,quando appena finito ognuno ha ripreso le sue ossa,la sua carne e l'anima.Il più bravo a rimanere pulito,lui,mentre io continuavo a sentire qualcosa non tornare.
Anche questo passa,però.
E per dare una ripassata anche ad altre piccole parti di vita, Il mio nome è mai più,mi ricordo il giorno esatto in cui ho comprato,piccina,il cd singolo.
E mi ricordo anche quante volte ho cantato Il Giorno di Dolore che uno Ha, sempre da piccina, e stavolta ricantandola ho sorriso,pensando a quando è stata la vita a decidere di girare pagina al posto mio.Quando sposti appena il piede,il tuo tempo crescerà,dice, e per quanto sia banale,forse,è sempre una verità.
In rapida successione Certe notti, credo la prima canzone che un ragazzo mi abbia mai dedicato (non è romantico,ma ci si doveva accontentare..) e Libera nos a Malo, che alla fine, per inclinazioni e convinzioni personali, è un'altra canzone di una verità lampante,davvero lampante.
I momenti lirici sono tanti, i più classici,ma è stata Piccola Stella Senza Cielo la canzone a darmi il colpo finale: mi è stata scritta sul diario di quarta ginnasio, perchè "no,davvero,giuro sei tu". Ed effettivamente potevo semprare,anzi,ero esattamente io. Che anni,quelli,con il mio fragile equilibro appeso a un filo (e la Milano bene che sghignazzava).
Menomale che si è concluso con Leggero, dopo i grandi classiconi (Urlando sotto il cielo e Balliamo sul mondo,per intenderci);ci si ricorda di dove si è ora e non di dove si è stati, e si respira profondamente l'aria di una notte limpida d'estate e si pensa che sì,è stato un bel concerto,tra palco e realtà, intervallato anche da altre canzoni meritevoli,senza dubbio,ma forse meno legate alla sottoscritta.
L'unico piccolo rimorso a casa,quando ho saputo che in altre occasioni ha cantato I duri hanno due cuori: dato che ero così coinvolta tra canzoni e parti di vita vissuta, sarebbe stata buona cosa riuscire a farlo fino in fondo. O forse,è meglio così,che chissà mai,tra quelle settantamila persone..

26.5.06

Avanti Savoia

Voi lo sapevate?
Emanuele Filiberto si butta in politica, ne vengo a conoscenza da una timida pubblicità su TV Sorrisi e canzoni.
E questi sono i valori che veicola.

Sapevatelo,su Rieduchescional Channel.

25.5.06

Tvumdb?

Non ho davvero parole.
Quest'uomo non conosce vergogna.
E Zapatero dovrebbe telefonargli,solo per ridergli nell'orecchio e riattaccare.
Ti voglio bene?
Non riesco nemmeno a trovare le parole giuste per esprimermi,sono troppo disgustata.
Se fosse Zelig,davvero,sarebbe meglio.

21.5.06

Calciopoli?

Volevo parlarne ma credetemi,sono la persona meno adatta.
Innanzitutto,sono interista,e questo dovrebbe dire già molte cose. Un'interista un po' distratta a dir la verità, poco attaccata al calcio,ma molto simpatizzante nei confronti di chi cade e si rialza (e ricade un'altra volta) metaforicamente, oltre che a essere interista per tradizione (dovreste veder mia nonna).
Così ho sempre evitato di toccare l'argomento,ma ora ho trovato,qui, questo.
E vale la pena mostrarvelo perchè riassume la mia posizione sull'argomento.
Ballateci su,anche stavolta.

Update:
Questo video pare essere famoso. wow.


Mah.

Così,a caldo (e probabilmente anche a freddo) io ve lo dico: quest'uomo mi disgusta.
Forse forse,Mentana era meglio.

19.5.06

Tra i Manzoni preferisco Piero (anche io)

La canzone del giorno.

Elogio della follia

E' davvero povero chi si accontenta di vivere una vita sola.
Sono i nostri fantasmi ad esistere,più che il nostro corpo,e noi possiamo seguirli e giocare con loro, vedere mondi che davvero mai avremmo immaginato,o forse proprio quelli che più profondamente sono nascosti nel nostro inconscio.
Basta essere bambini,non è poi così difficile: lo siamo già stati tutti,una volta.
E giocare con le verità inventate,che non sono certo meno vere di questa realtà che gonfia ego fatti di elio e plastica,palloncini che possono essere bucati con uno spillo arrugginito, lasciandoci come fantocci.
Anzi,meno di fantocci: almeno quei fantocci,con la nostra fantasia e con la complicità di un palcoscenico,prendono vita.
Io mi spingo a dire di più: non è necessario un palcoscenico. Nella cornice estetizzante dell'arte,ma anche soltanto come gioco della fantasia, tutti possiamo essere tutto,senza limiti e senza rischiare di farci del male.
La follia spinta all'estremo dei teatranti di Pirandello può essere nostra, senza portarci alla demenza ma soltanto rendendoci più liberi, nel momento in cui abbiamo il coraggio di toccarla e di giocare con lei, conoscendo le regole che ci permettono di non impazzire del tutto,ma facendo finta di dimenticarsele ( o forse dimenticandosele davvero,per un po'?)


Se potete,andate a vedere:

Facciamo nostri Questi Giganti!
Da "I giganti della montagna" di L.Pirandello
Milano, Teatro dell'Arte, fino al 28 maggio.

15.5.06

Meglio tardi che mai.

"Dille che mi dispiace.Che solo ora che sto passando le stesse cose posso avere idea di come fosse stata male allora. Davvero,mi dispiace non aver capito.Chiedile scusa."

Meglio tardi di un paio di anni che mai.
Anche se mi dispiace sapere di strappi dell'anima di questa portata.
E' ovvio che non si può tenere rancore,davanti all'ignoranza (nel senso dell'ignorare) del dolore.
Benvenuta tra i grandi,piccina.

9.5.06

Premio del giorno


Ho appena ricevuto un premio come miglior masochista dell'anno.
Pensare che alla fine mi son fatta meno male di quel che immaginavo,ma certo la vita brillante e maledetta di chi ormai non ho più accanto un filino fa impressione.
Meno male che mentre frugavo tra le foto ho trovato la coppia più bella del mondo,un giorno di tanti anni fa,quando erano una coppietta fresca fresca.
Lui era splendido,il mio tenerone, con lo sguardo da conquistatore folle.
Lei apriva i suoi occhioni alla fotocamera,un sorriso appena accennato ma di grande soddisfazione.
Loro sono ancora qui,sabato erano con me, hanno tenuto duro quando tutto sembrava essere contro di me. Mi hanno semplicemente ascoltato e creduto. Mai,mai,mai una volta tradito la mia fiducia.
E una lunga chiaccherata può far bene, anche se le tonsille protestano vivacemente contro la mia voglia di ciarlare.
Buon 9 maggio,in bilico tra amori e affetti totali e forse mai dimenticati, quelli stracciati dal tempo come giornali vecchi e quelli che resistono,perchè se oggi quei miei due amici hanno qualche anno e qualche chilo in più, i loro occhi sono sempre limpidi.
Come spero i miei.

9 maggio (ovvero: il primo amore non si scorda mai)

I've been locked inside your Heart-Shaped box for weeks
(Nirvana)
Io non lo so dove sei adesso.
Forse avrei dovuto avere il coraggio di risponderti a quella mail,un anno fa,forse due.
Quando mi chiedesti come era poi andato l'esame e io ero lì che mi scervellavo di capire quale esame, nel turbinio dell'università.
Solo poi ho realizzato che parlavi della maturità.
Quella alla quale mi avevi promesso di assistere con un mazzo di rose bianche,le mie preferite.
Il giorno del mio orale,quando sono scesa dalla scalinata di pietra, tu non c'eri:ho trovato la mia compagna di banco,mia mamma e Lorenzo,un altro della mia classe.Ho chiesto una sigaretta a Lorenzo,mi sono beccata il cazziatone della compagna di banco e me ne sono andata.
Fumavo perchè ero nervosa,e perchè mi sembrava di stare ancora con te.
Credo che fosse perchè mi ricordava il tuo profumo, un inconfondibile misto di Axe e gauloises rosse.
Le compravamo sempre insieme,la notte, dal tabaccaio vicino a casa mia,dopo aver riportato a casa il cane del tuo migliore amico.
Quel cane mi amava davvero.
Forse più di te.
Il fatto è che stanotte sono un sacco di anni...tre,per la precisione,che ci siamo detti addio.
Più che addio,ci siamo detti ciao.
"Ciao"
"Ciao"
Poi mi sono girata e ho resistito all'istinto di voltarmi indietro e guardarti un'altra volta.
Eravamo ridicoli tre anni fa.
Io ero corsa da te vestita come se fosse ancora febbraio,con su il maglione pesante,tu eri in pantaloncini e tshirt.
Io insistivo per camminare,tu per star seduto.
Però in una cosa eravamo uguali: parlavamo tantissimo,per seppellire il dolore,io,e forse il senso di colpa,tu.
Fin da quando avevamo cominciato a frequentarci tu avevi detto "Sei la donna per me. finalmente minuta. E poi non credere,io sono più logorroico di chiunque altro".
Ed effettivamente abbiamo parlato tantissimo.
Quella volta,la prima,in cui mi avevi chiamato sul cellulare e io ti ho detto "dammi il numero,ti richiamo". Mi sono sentita rispondere "Dammelo tu. Così ce l'ho e ti posso chiedere di uscire ogni tanto".
Era assurdo,eri il figo della compagnia e io ero una povera scema qualunque nemmeno troppo ben inserita. Poi mi hai chiamato a casa e siamo stati al telefono per ore.
Lì sono nati quei diminutivi che sono tanto imbarazzanti e tanto intimi da non essere scrivibili qui su un blog.
Poi le uscite, quel bracciale che ogni tanto riguardo,che aveva il valore di una fede nuziale.
Il sole,le margherite,tutta la bellezza della primavera,con il sole che aveva il colore dei tuoi capelli e il cielo dei tuoi occhi e via,con l'elenco di tutte le metafore più squallide e banali che agli occhi di una persona innamorata erano vera poesia.
Dio,quant'ero felice.
Ero felice quando cantilenavi bestemmie,ero felice quando bruciavamo la pizza nel tuo forno o quando mi lasciavo andare tra le tue mani,un po' tremante ma docile, incerta ma mai tanto sicura e calma in vita mia.
Ti ho desiderato, totalmente, molto più di chiunque altro prima di te e attualmente molto più di chiunque dopo.
Avrei voluto entrare nella tua mente, nella tua anima, avrei voluto conoscere i segreti del tuo cuore e del tuo corpo come nient'altro nella vita.
E mi sentivo forte,fortissima con te accanto.
Quella forza delirante e infinita dell'amore,quell'amore dei primi tempi,quello che ti fa sorridere davanti a una sfilza di rogne madornali.
Bastava leggere un sms,di quelli che mi facevano arrossire o di quelli che mi facevano ridere,e mi sentivo un'altra persona,e chissenefrega se le mie amiche dicevano che eri pericoloso,bello,sì,ma pericoloso.
Sai che ti dico?
Sono contenta di averti vissuto.
Sono contenta di aver pianto delle notti intere prima di telefonarti e dare via a quel balletto infimo di "cosa c'è?" "niente" "Ti sento distante" "Sei paranoica".
Che paranoica non ero,sentivo fisicamente la morte della cosa più bella che avevo,e volevo farti capire che ero disposta a tutto.
A tutto.
Sei stato così onesto da non accettare il mio tutto,sapendo benissimo che non sarebbe servito.
Ma in fondo eravamo giovani e stupidi tutti e due, tu che magari hai preso tutto troppo alla leggera,io che magari ho aspettato proprio poco prima di dichiarare,fiera e sincera, vero Amore.
Chissà dove sei ora,in questa notte particolare,chissà se ti ricordi il marciapiede sul quale eravamo seduti mentre tu mi spiegavi che avrei presto conosciuto qualcuno migliore di te,che certo meritavo di meglio,che non mi volevi far star male.
Credo di essere morta e poi risorta negli anni e ancora non so cosa farò se mai incrocerò ancora i tuoi occhi felini.
Non importa.
Spero davvero,anche se non sembra sincero,che tu sia felice.
Perchè quando ami qualcuno,sono convinta, una traccia di amore,di bene, non passa mai,nemmeno dopo le urla e gli insulti e tutto quello che ne consegue.
Rimane lì,e fa parte di te.

5.5.06

Ciao,sono io

Se lo ha fatto lui (oltre che lui e lei),certo non posso farlo io.
Che da bambina giocavo anche con Gira La Moda e passerò ore su quel maledetto sito.
E voi,voi come siete?
(metteteci un po' di ciccia in più,vah,sulla bamboletta qui sotto..)

4.5.06

Cosa facciamo?

Il sovraccitato cd l'ho risentito a spezzoni,ultimamente.
E sa ancora di Barcellona e della gita di seconda liceo,che poi sarebbe la quarta superiore...sa ancora della nausea pazzesca su quel pullman,sa ancora di una sorta di strana piadina vicino al museo di Dalì.
Sa delle mie 3 amiche del cuore che mi avevano abbandonato, sa di quella strada,quella notte, in cui c'erano solo negozi di musica e davanti all'ennesima stratocaster ho fatto la cazzata e ho mandato un messaggio in Italia, all'unico che io avessi mai amato (in silenzio e non corrisposta), timidamente spiegandogli che il bene che gli volevo era un po' diverso da quello per un fratello e beccandomi un cortese due di picche.
Quel cd sa ancora del risveglio delle orecchie e dei cori con la mia compagna di banco, sa ancora di Sangria e di prof di matematica così ubriache da firmare fogli in cui giuravano di non interrogare fino a giugno.
Sa della prima sigaretta smezzata in un cesso di un locale, fumata con una amica guardandoci negli occhi, come per controllare la complicità, per specchiarci e controllare che sì,eravamo proprio noi,col cuore spezzato e i piedi che facevano male per le troppe camminate, che mandavamo affanculo il mondo intero con quel gesto così stupido.

E nel viaggio di ritorno ero attaccata al cellulare come a una periferica,e non vedevo l'ora di rivedere la mia gemella, colei che mi capiva perchè noi sì che sapevamo cos'era l'amicizia, quella amicizia perfetta di aderenza e solidarietà. E poi volevo sentire il mio "fratellino" emiliano,che lo era già e lo è ancora, e poi mi giravo sul sedile,appoggiavo la fronte al finestrino e sentivo a ripetizione "non ti vedevo".

Lo diceva anche la canzone.
Crescevo e non me ne accorgevo.
Sarebbe cambiato tutto,di lì a poco. Sarebbe cambiato tutto più volte,a distanza di pochi mesi l'una dall'altra, e tutt'ora le cose cambiano e poco importa se non sono più su un autobus a tentare di non vomitare, in fondo è lo stesso.
E se anche ho capito che son viva dalla luce degli occhi miei devo ancora difendermi,saperlo fare nel momento giusto, e devo saper scegliere di chi fidarmi e di chi no, devo saper scegliere cosa fare e in che modo, ed è sempre il latino a darmi la mazzata finale.
Tutto questo prende un po' tempo, un po' di energie,un po' di veglie rosicchiate via al sonno e così dicendo.
Però questi anni a qualcosa sono serviti (oltre che a far impolverire quel cd masterizzato),e sono abbastanza fiduciosa,perchè ho imparato che niente è impossibile,quasi niente è facile e in ogni caso esiste sempre un domani che potrebbe rimettere in gioco ogni carta.