19.5.06

Elogio della follia

E' davvero povero chi si accontenta di vivere una vita sola.
Sono i nostri fantasmi ad esistere,più che il nostro corpo,e noi possiamo seguirli e giocare con loro, vedere mondi che davvero mai avremmo immaginato,o forse proprio quelli che più profondamente sono nascosti nel nostro inconscio.
Basta essere bambini,non è poi così difficile: lo siamo già stati tutti,una volta.
E giocare con le verità inventate,che non sono certo meno vere di questa realtà che gonfia ego fatti di elio e plastica,palloncini che possono essere bucati con uno spillo arrugginito, lasciandoci come fantocci.
Anzi,meno di fantocci: almeno quei fantocci,con la nostra fantasia e con la complicità di un palcoscenico,prendono vita.
Io mi spingo a dire di più: non è necessario un palcoscenico. Nella cornice estetizzante dell'arte,ma anche soltanto come gioco della fantasia, tutti possiamo essere tutto,senza limiti e senza rischiare di farci del male.
La follia spinta all'estremo dei teatranti di Pirandello può essere nostra, senza portarci alla demenza ma soltanto rendendoci più liberi, nel momento in cui abbiamo il coraggio di toccarla e di giocare con lei, conoscendo le regole che ci permettono di non impazzire del tutto,ma facendo finta di dimenticarsele ( o forse dimenticandosele davvero,per un po'?)


Se potete,andate a vedere:

Facciamo nostri Questi Giganti!
Da "I giganti della montagna" di L.Pirandello
Milano, Teatro dell'Arte, fino al 28 maggio.

2 commenti:

velenero ha detto...

non sapevo che ti interessassi anche di teatro!

...ma quante ne sa sta ragazza? :)

Fabio Artigiani ha detto...

In Oriente, la follia dei matti del villaggio era considerata come uno stadio del percorso verso l'illuminazione. Perciò erano tenuti in gran considerazione perché normalmente "più avanti" rispetto agli altri abitanti.
Mi associo al tuo elogio.
Un folle saluto.