4.5.06

Cosa facciamo?

Il sovraccitato cd l'ho risentito a spezzoni,ultimamente.
E sa ancora di Barcellona e della gita di seconda liceo,che poi sarebbe la quarta superiore...sa ancora della nausea pazzesca su quel pullman,sa ancora di una sorta di strana piadina vicino al museo di Dalì.
Sa delle mie 3 amiche del cuore che mi avevano abbandonato, sa di quella strada,quella notte, in cui c'erano solo negozi di musica e davanti all'ennesima stratocaster ho fatto la cazzata e ho mandato un messaggio in Italia, all'unico che io avessi mai amato (in silenzio e non corrisposta), timidamente spiegandogli che il bene che gli volevo era un po' diverso da quello per un fratello e beccandomi un cortese due di picche.
Quel cd sa ancora del risveglio delle orecchie e dei cori con la mia compagna di banco, sa ancora di Sangria e di prof di matematica così ubriache da firmare fogli in cui giuravano di non interrogare fino a giugno.
Sa della prima sigaretta smezzata in un cesso di un locale, fumata con una amica guardandoci negli occhi, come per controllare la complicità, per specchiarci e controllare che sì,eravamo proprio noi,col cuore spezzato e i piedi che facevano male per le troppe camminate, che mandavamo affanculo il mondo intero con quel gesto così stupido.

E nel viaggio di ritorno ero attaccata al cellulare come a una periferica,e non vedevo l'ora di rivedere la mia gemella, colei che mi capiva perchè noi sì che sapevamo cos'era l'amicizia, quella amicizia perfetta di aderenza e solidarietà. E poi volevo sentire il mio "fratellino" emiliano,che lo era già e lo è ancora, e poi mi giravo sul sedile,appoggiavo la fronte al finestrino e sentivo a ripetizione "non ti vedevo".

Lo diceva anche la canzone.
Crescevo e non me ne accorgevo.
Sarebbe cambiato tutto,di lì a poco. Sarebbe cambiato tutto più volte,a distanza di pochi mesi l'una dall'altra, e tutt'ora le cose cambiano e poco importa se non sono più su un autobus a tentare di non vomitare, in fondo è lo stesso.
E se anche ho capito che son viva dalla luce degli occhi miei devo ancora difendermi,saperlo fare nel momento giusto, e devo saper scegliere di chi fidarmi e di chi no, devo saper scegliere cosa fare e in che modo, ed è sempre il latino a darmi la mazzata finale.
Tutto questo prende un po' tempo, un po' di energie,un po' di veglie rosicchiate via al sonno e così dicendo.
Però questi anni a qualcosa sono serviti (oltre che a far impolverire quel cd masterizzato),e sono abbastanza fiduciosa,perchè ho imparato che niente è impossibile,quasi niente è facile e in ogni caso esiste sempre un domani che potrebbe rimettere in gioco ogni carta.

4 commenti:

newidea ha detto...

Vero, niente e' impossibile. Tutto, basta volerlo. io l'ho capito tardi, ne ho avuto prova solo poco tempo fa. Quello che serve, e' un misto di coraggio-incoscienza-lucidita' e amore.

Bel stile di scrittura. Complimenti.

Francesco ha detto...

Spero tanto tu abbia ragione... invecchiando ulteriormente si perde purtroppo un po' di ottimismo!

Undine ha detto...

Non potevi apprendere una lezione migliore di questa. E' strano come tutto ci sembra gigantesco quando siamo fragili. Fortuna che crescendo e imparando sappiamo conquistare fiducia in noi stessi.

Fabio Artigiani ha detto...

Francesco! Invecchiando si dovrebbe imparare che è molto più difficile essere ottimisti che il contrario! ;)
Brava Rainbow, mi sei proprio piaciuta (come sempre...).
Saluti.