19.11.06

Sigmund caro.

Sigmund mio,perchè sei morto?
Con la tua barbettina bianca e i tuoi strani comportamenti maniacali.
Coi tuoi problemi sessuali e quella mania dei sogni, con i tuoi figli e la splendida psicopatologia della vita quotidiana.
Io e te abbiamo avuto un bel rapporto,quando avevo 17 anni,se non stavo facendo i compiti e non stavo spettegolando con il mio gruppetto di amichette stavo leggendo un tuo libro.
Dei ragazzi di una strana compagnia che frequentavo me ne hanno regalati altri per il mio diciottesimo compleanno,ma ormai l'interesse stava svanendo,saturo,e quei libri rimasero lì. Era Jung,il tuo collega,vero?
Devo avere un libro suo,pure.
Caro Sigmund, dicevo, vorrei tanto prendere un caffè con te, correndo anche il rischio che il modo in cui giro il cucchiaino sia un evidente segnale di quanto avrei bisogno di una bella ripassata, per dirti che anche se ultimamente sei stato assente io lo so da sola cosa c'è che non va.
C'è che io non sbaglio mai.
Non posso sbagliare mai.
C'è che è inutile dirmi che non è possibile o che non è importante come è inutile dire a una anoressica che deve mangiare di più o che non è grassa come sembra.
E' inutile, si sbatte la testa contro un muro e quel muro, Siggie,sono io.
Il muro è la mia incapacità di ammettere che anche io posso non controllare le cose.
Il punto è che finchè la vita avrà il suo controllo su ciò che concerne lei, quello che riguarda me lo voglio chiaro,preciso e disciplinato ogni giorno,per fare un po' di pulizia nella mia testa e magari trovare lo spazio di infilarci dento anche il ricordo della spensieratezza.
Di quando la mattina mi svegliavo grazie ad amorevoli calci nel letto e quando uscivo facevo colazione tra gli alberi, urlando il caffè è pronto per fare in modo che quelle gambette spuntassero fuori anche loro, oltre che smettessero di tirar calci.
Di quando vedevi passare vecchie signore in camicia da notte che ti salutavano e ti dicevano buon giorno come se fossero tue zie dopo quindici minuti dal tuo arrivo.
Di quando la sera si guardavano le stelle,si giocava a poker e poi si andava a letto a guardare la luce dei lampi attraverso il tessuto impermeabile sopra le nostre teste.
Per avere tutto questo io devo avere controllo sulla mia vita,sulla mia mente,sul mio sapere.
Forse non è necessario per tutti,ma per me lo è,come per chi ha qualche altra fissazione è importante qualcos'altro.
Sono un'anoressica del cervello.
Mi sollevano i pranzi luculliani di una mia amica,ma non sono abbastanza.
non sono amata abbastanza?
Non credo.
Se non da me stessa.

3 commenti:

Francesco ha detto...

Ti auguro di volerti tanto tanto bene... e per sempre!

Ps:divertente l'aneddoto del cucchiaino...

Astralla ha detto...

Mi aggiungo anche io a Francesco...cerca di volerti bene, e usa l'arcobaleno che hai dentro di te. Noi siamo più forti quando vogliamo.
Un abbraccio!

zefirina ha detto...

il controllo non è tutto,
la potenza nemmeno (aho mi sembra uno spot pubblicitario), come dici tu la vita ti riporta sempre all'ordine e tenere tutto e tutti sotto controllo è molto faticoso e ancorchè inutile, ti capisco eccome se ti capisco, perdonati di più un abbraccio