13.7.08

Stefano

Correva il 1996, avevo dodici anni da compiere e l'anno successivo sarei andata in seconda media.
Era maggio, e io guardavo fuori dalla finestra ascoltando il mio primo cd. Laura Pausini (il primo che ride verrà regolarmente punito).
La musica era mielosa, e io in testa avevo solo un nome.
Stefano.
Stefano era il mio compagno di banco, ed era la mia nemesi: era chiassoso e lazzarone almeno quanto io ero timida e diligente; era popolare, era un peperino e aveva dei bellissimi occhi scuri; anche la sua carnagione era opposta alla mia, grazie alle sue origini partenopee.
Ci avevano messi vicini di banco per purissimo caso, o forse perchè speravano di mitigare lui e di far svegliare un po' me. In qualche modo, l'esperimento riuscì: ad avermi sempre accanto lui iniziò ad affezionarsi un pochino, io iniziai a sentire quello strano mal di stomaco, quella sensazione di vuoto i giorni in cui era a casa con l'influenza.
Lo invidiavo e lo concupivo: le sue battute mi facevano ridere, i suoi disegni scarabocchiati sui fogli e poi passati da banco a banco erano carini, i suoi modi gentili e io non smettevo un attimo di pensarci.
Prima quando ci si metteva in cerchio a chiedersi "chi ti piace" rispondevo sempre Nicola. Era alto, aveva gli occhi verdi e piaceva a tutte.
Onestamente, ero attratta da lui quanto da un frigorifero, però dovevo rispondere lo stesso, o mi avrebbero tutte prese in giro: era il modo più veloce e indolore.
Stefano aveva il naso grosso, era basso e combinava un casino di guai, non era popolare come Nicola, ma era tra le persone che mi trattavano meglio, che mi parlavano e che sprizzavano da tutti i pori la vita che avevo dentro e non sapevo tirar fuori.
Quella notte di maggio, guardando fuori dalla finestra, scrissi una poesia, piegai con cura il biglietto in quattro parti e scrissi "Per Stefano". Non gliela avrei mandata di sicuro, mai: c'era (e c'è tutt'ora) uno scrigno che raccoglie le mie lettere d'amore mai spedite,e quella era la sua destinazione.
Non fosse che...
quella sera, citofonarono dei miei compagni di classe.
Ero eccitata, basita, felice. Una benedizione, un miracolo, l'occasione per mostrargli che non ero solo una secchiona, che ero vera, che volevo la loro amicizia.
Aprii il portone, gli offrii della aranciata, li feci accomodare sul mio letto, mi sentivo come se mi avessero dato l'unica occasione della mia vita per essere felice e non volevo sprecarla.
Emilio vide un pezzo di carta in un angolo.
Cos'è?
niente.
Cos'è?
Dammelo.
Cos'è?
Dai Emilio, cavolo, dammelo!! non è niente.
Emilio, e il resto della ciurma, si chiusero nel mio bagno. con il mio foglietto.
Tra loro c'era Stefano.
Stavano leggendo, tutti, stavano ridendo, tutti, lui non mi voleva, che figura di merda.
Devo impedirlo devo impedirlo a tutti i costi no Stefano ti prego non leggere no rimaniamo amici sei la cosa più bella che ho Stefano no ti prego no devo impedirlo non deve non deve dio mio non deve.
La porta del mio bagno è una porta a vetri, e la buttai giù con una ginocchiata.
Smisero di leggere.
Io, e i miei occhi pieni di lacrime, svenimmo sul posto.
Stefano si chinò a vedere se stavo bene.
Lasciami stare ti prego sparisci ti prego non mi guardare per favore non farlo non farlo vai via vai via, no, anzi, rimani, chiedimi ancora se sto bene, non sto bene, ma sto benissimo se me lo chiedi un'altra volta.
Mia madre mi tirò in piedi, li fece uscire. Qualcuno era spaventato, qualcuno rideva.
Io sapevo che in una settimana la scuola sarebbe finita, e l'anno dopo sarei stata ancora lì, di fianco a Stefano.
Sapevo che lui sapeva, sapevo che non aveva detto nulla ma sapeva, sapevo che non sarebbe più stato come prima nè con lui, nè con nessuno. Avevo addosso la lettera scarlatta.
Il mio amore era stato violato, stuprato, deriso e messo in mostra, e undici anni dopo ricordo bene la sensazione.

Oggi poi la ricordo ancora meglio, perchè è successo di nuovo.

3 commenti:

morgania ha detto...

Ehi piccolina, tutto ok? guarda che la zia ti ascolta, se ti va di parlare...

crimson74 ha detto...

Tipiche crudeltà infantili, che uno pensa di essersi lasciato dietro... però se qualcosa di simile risuccede oggi, ecco che siamo da capo...

zefirina ha detto...

capisco benissimo ahime