14.7.06

la Risposta

A un certo punto ti accorgi che le tue parole hanno un peso.
Puoi scherzare fin da quando sei in fasce su quel che farai nel tuo futuro.

Cosa farai da grande,bella bambina?

La pediatra,dicevo.
Perchè la mia mi ha salvata da morte certa e io avevo solo cinque anni quando la vedevo come Dio in terra,come colei che mi aveva restituito la possibilità di crescere.
Non me ne rendevo conto,certo, ma il ragionamento implicito era quello,e mettevo il camice bianco alla mia Barbie preferita -si chiamava Elena,la Barbie,era un nome che mi piaceva,mi avevano detto che una volta era esistita una donna bellissima, con quel nome...- e la facevo lavorare negli ospedali.

Intorno ai dieci anni ho scoperto il peso delle cicatrici che quell'aguzzina della mia pediatra,impedendomi di morire, mi aveva condannato a portare.
Mai odiato tanto qualcuno,quando il mio corpo e chi l'aveva conciato così,nell'adolescenza.
E poi il sangue mi faceva schifo. Mi fa schifo. Se vedo una persona che sta male soffro,soffro tantissimo, non riesco a pensare alla morte, figurarsi alla morte per mano mia,per un mio errore.
Io che non mi perdono delle bazzecole, perdonarmi la fine di una vita.
No,la pediatra no,e nemmeno il medico.

Ma sei così intelligente,ragazzina...

Nel frattempo conobbi due cose.
Le parole,e i Backstreet Boys.
Quando sei troppo out e troppo fuori dai normali schemi per diventare una ragazza popolare, e gli amici che hai non ti bastano,trovi normale tirare fuori un foglio e battezzarlo come nuovo amico.
Il mio primo diario segreto iniziai a scriverlo a undici anni.
Quando ebbi il menarca,tra l'altro.Sono diventata donna e ho imparato l'amore per le parole nello stesso tempo.
Si chiamava Minnie, non sopportavo che non avesse un nome.
Da quel giorno non ho mai smesso.
Oggi non si chiama più Minnie,il mio diario,non ha nessun nome disgustoso,ma come ti insegnano negli esami di teoria letteraria, i personaggi principali non dipendono dal fatto che abbiano un nome oppure no.
E il mio diario,che esiste tutt'ora alla sua...dodicesima edizione,se non sbaglio,è assolutamente un personaggio principale per me.
Ha resistito anche alle mail,ai blog,a tutto.
E' sacro.
I Backstreet Boys mi insegnarono,oltre alle parole,la musica.
Approssimativa finchè volete,ma sono stati necessari, prima dei Nirvana,degli Offspring (un'altra piccola svolta),molto,molto prima di De Andrè.
Allora con la boria tipica della tredicenne alzavo la testa e rispondevo a tutti quelli che mi chiedessero cosa avrei fatto da grande che avrei lavorato nella musica.
Avrei scritto di musica,avrei fatto la groupie, avrei fatto la manager.
Basta che non mi togliessero parole e musica,e avrei spaccato.
Quando mi chiesero cosa fare dopo le medie,la risposta fu "Dov'è che si impara a scrivere?"
Arrivai al classico convinta che ci avrebbero fatto fare temi dalla mattina alla sera,e per due anni imparai soltanto declinazioni e ottativi e casi, e perifrastiche.
Ingoiai una quantità di bocconi amari che nemmeno vi immaginate,e iniziai a crescere.
Dopo il liceo,cinque anni che mi han davvero fatto vedere di tutto,e magari scriverò di questo un'altra volta,mi trovai ancora a fare una scelta.

Cosa vuoi fare dopo il liceo, cara?

Voglio andare dove si scrive,e dove si legge.
Nessun dubbio nemmeno stavolta.

E ora che sono qui, e davanti non si tratta più di dare una linea approssimativa, di parlare di sogni.
Ora che la Scelta è vicina, e si tratta di pensare a cosa fare per il resto della mia vita.
Ora che non devo più sognare ma devo far vedere di che pasta sono fatta,ora che la percentuale nella quale rischio il fallimento è vertiginosa,ora che si tratta della realtà e non di sogni e la realtà che ho davanti è sanguinosa, e tesa,e difficile, così diversa da quella che pensavo, perchè non si può vivere scrivendo romanzi chiusa in una stanza, non si può, non si mangerebbe nemmeno una volta al giorno così...
Ora che devo scegliere se prendere la strada facile, o quella difficile.
Devo scegliere davvero quel che voglio,e non lo so cosa voglio, non lo so perchè sono ancora troppo piccola, so ancora troppe poche cose....o forse lo so e ho una dannata paura della delusione, del fallimento,dell'errore.

Ora mi trovo a pensare davvero a quella domanda.

Cosa vuoi fare da grande,adesso che sei una donna?

Sto cercando la risposta,davvero, e la sto cercando con attenzione,perchè voglio dare la risposta giusta.


5 commenti:

lis@ ha detto...

Tatina, per dare la risposta giusta non c'è nulla di male nel prendersi un po'di tempo. Io, per qualsiasi cosa, ci sono e ti sosterrò sempre, qualunque sia la strada che prenderai.
un abbraccio forte :)
e grazie del commentino. Ti voglio bene!

rainbowsparks ha detto...

lo so,da sempre. :*

Fabio Artigiani ha detto...

Beh, se scriverai libri o articoli come scrivi i post del tuo blog... perché non mandi una recensione a XL dove il grande Luca Valtorta fa il direttore (ex TUTTO Musica)?
E' meglio scegliere i sogni dei rimpianti.
Un abbraccione forte.

Fabio

P.S.: non mi permetterei di suggerire, come in questo caso, se non fossi DAVVERO convinto del tuo talento. Io spenderei dei soldi per leggerti. Forse questa è una inutile precisazione; ma forse no.

Miss Dickinson ha detto...

Io credo che DEVI, scrivere romanzi chiusa in una stanza.
Hai uno stile bellissimo ed è giusto che tu porti avanti il tuo sogno fino in fondo.
Complimenti ancora e continua così!

PS Non so se ricordi la mail che ti ho inviato per il mio blog. Non mi sono più fatta sentire perchè ho rinunciato ad ogni abbellimento, visto che di sicuro non riuscirei a mettere nemmeno l'orologio!

Francesco ha detto...

Beh, forse data la mia posizione credo proprio che più che dirti cosa fare posso raccontarti cosa ho fatto io:
Io ho scelto di ascoltare la mia vocazione... poco t'importa di un possibile fallimento quando non hai scelta; anche perchè se realmente ci avrai provato con tutte le tue forze, beh, allora non ti sentirai un fallito...